"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

La Festa della donna la dedico alle donne di Colonia, e a tutte le donne musulmane.

, by Lorenzo Zuppini

La Festa della donna, quest'anno, dobbiamo dedicarla alle donne di Colonia, a quelle centinaia di donne che durante la notte di capodanno subirono violenze di gruppo da parte di decine di clandestini musulmani. Questa festa inutile, quest'anno può rivelarsi quasi utile. Sì, perché ci dà l'occasione di sottolineare ancora una volta la condizione disumana in cui vivono e sono costrette milioni di donne nel mondo. I fatti di Colonia del 31 dicembre, difatti, servono come ariete per sfondare il muro dell'omertà e del politicamente corretto (o islamicamente corretto), e per scoprire la faccia tosta delle femministe italiane di sinistra che blaterano scemenze sulle pari opportunità, tacendo però sulle violenze e i soprusi che le donne musulmane subiscono ogni giorno dai propri uomini. Allargo quindi la mia dedica a tutte le donne nel mondo che, non per sfizio del marito ma per cultura, sono ritenute inferiori e passibili dei trattamenti più degradanti per la loro dignità.
Assistiamo infatti, noi occidentali, ad un paradosso. Le nostre paladine della dignità femminile, delle pari opportunità e del "Presidentessa e non Presidente", si tappano orecchie, occhi e bocca quando ci viene fatto notare che il vero nemico delle donne si chiama Islam, che è una religione che conta 1,6 miliardi di fedeli nel mondo (pari al 23% della popolazione), che in alcuni importanti paesi è sia religione che legge di Stato, che ha da sempre generato guerre e terrorismo e che ritiene le donne, per ammissione del suo stesso Profeta Maometto, nettamente inferiori all'uomo, talvolta al pari di animali come i maiali (ricordiamo che uno degli attentatori dell'11 settembre 2001 affermò che sulla propria tomba non voleva esseri impuri come i maiali e le donne). Ma se qualcuno volesse fare spallucce perché queste son cose che accadono a migliaia di chilometri di distanza da casa nostra (fino ad un certo punto), è il caso di sottolineare che l'8 marzo è una festa mondiale, che quindi riguarda le donne e la loro dignità ovunque esse si trovino sul pianeta. 
Dalle nostre parti una festa come questa è pressocché inutile, sia perché le donne non sono esseri viventi a rischio d'estinzione, e sia perché non si capisce perché per gli uomini non sia stata creata una giornata simile. Ma questo a casa nostra, e comunque se dobbiamo sorbirci l'immigrazione di massa da Africa e Medio Oriente, con il conseguente arrivo di donne a cui viene negato il permesso anche solo di tingersi le unghie, e di uomini che talvolta si organizzano in ottanta o cento individui per molestare o stuprare le donne del paese che li accoglie, mi pare doveroso dedicare questa giornata a questo folto gruppo di donne la cui libertà viene mutilata. 
Le Boldrini, le Innocenzi, con le loro battaglie farlocche da donne emancipate (che poi si sono emancipate da tutto tranne che dalla loro grottesca faziosità), farebbero bene ad aprir gli occhi e a chiedere giustizia per le migliaia di donne musulmane presenti in Italia che vivono segregate, che non possono rendersi indipendenti lavorando e che sono costrette a nascondere il proprio corpo sotto quella specie di sacco di patate. Altro che "chiamatemi Presidentessa" o "io sono diventata vegetariana", e altre stronzate partorite da loro e da chi le segue, col solo fine di fingere che le vere tragedie riguardanti le donne non esistano. 
Il primo nemico di una donna non è un uomo, bensì l'uomo musulmano, che, ottemperando alla legge di Allah, schiavizza le donne rendendole addirittura incapaci di comprendere i soprusi di cui sono vittime.
Ecco, io questa Festa della donna la dedico a tutte loro.

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