"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Roberto Saviano, il nientologo che si erge a maestro di vita

, by Lorenzo Zuppini

Saviano non è un simbolo, perché il nulla non simboleggia alcunché. Saviano è fine a sé stesso, è il tormentone di ogni estate che tutti ascoltano ma che nessuno balla tanto è inascoltabile, banale, profondamente retorico e melenso. È una mela cotta che può essere ben voluta solo da chi pensa che i talk televisivi siano una vera piattaforma di informazione, chi pensa che Mamma Rai sia un servizio pubblico e non uno scatolone al servizio perenne dell’indignazione e del perbenismo di sinistra. Saviano è costruito su misura per quella parte civilissima dello strapaese Italia, attentissima alle cose futili, che due o tre volte a settimana ha bisogno di sentirsi parte di una grande lotta ai grandi problemi esistenziali, sempre onestissima e dalla parte del bene inequivocabile, inattaccabile, come è l’antimafia o l’umanitarismo degli umanitaristi di origine-non-governativa, Ong appunto. Saviano, detto ‘o scrittore, è buono per le visite nelle scuole medie e superiore, nelle aule magne colme di studentelli sfaccendati che vogliono applaudire ad un eroe della società civile, indotti a questa soporifera idiozia dagli insegnanti pubblici ammaestrati e appiattiti su posizioni perbeniste e de’ sinistra. Potremmo scriverci sopra un romanzo, intitolandolo “Le lingue di legno”, perché è proprio quel genere di costante correttezza politica che caratterizza Saviano e i suoi seguaci, i filantropi, gli intellettuali impegnati, i giornalisti salottieri, sempre buoni, supereroi minacciati dalle mafie e dai politici cattivi di destra, proprio come pare stia accadendo all’autore del romanzo Gomorra, tanto per tornare alla cronaca giornaliera.

Salvini ha detto l’indicibile, seguendo le orme del senatore verdiniano D’Anna: ha fatto capire che Saviano gli sta sulle palle e che la sua scorta è un fantasma utile solo ad impaurire chiunque avrebbe voglia di controbattere ai suoi sproloqui dandogli il fatto suo. Ha la scorta da undici anni; ce l’ha da quando ne ha ventisei; ha scritto Gomorra; non può più prendere un gelato in santa pace; forse non può neanche più farsi una scopata in santa pace; è un attivista, è il primo attivista dell’antimafia; oggi, addirittura, si riscopre umanitarista, amante del fratello nero; mentalità aperta e sguardo verso il futuro: legalizzazione delle droghe leggere. In un paese dei Palasharp, di Repubblica e delle inchieste giornalistiche fatte con gli agenti provocatori (vedi Fanpage), in un paese come l’Italia insomma, cosa volete di più per partorire l’eroe popolare inattaccabile, il Batman che non ha la vita facile, che si sobbarca tutti i cazzi di tutto il mondo, che non ha da dire un tubo ma lo dice con una serietà da far vomitare, sempre grigio, sempre cupo, occhiaie, minacciato, combattente per la libertà, sentite che roba, una specie di canzonetta di Jovanotti.

Ma poi l’aspetto più grottesco della vicenda è l’immensa e immeritata serietà che viene conferita, come medaglia al valore, ad ogni sua uscita, ad ogni suo video, ad ogni sua esternazione. Ha parlato giorni fa d’economia e di debito pubblico: ha rifilato una sequela di stronzate degna di un cabarettista. I cinque miliardi che verranno spesi per la gestione dell’immigrazione sembrano inesistenti, a sentir lui, perché non verranno conteggiati nel rapporto tra debito e pil. Ecco, siccome ha la scorta e non può prendere il gelato in santa pace, nessuno ha avuto l’ardire di dirgli che farebbe bene ad imparare a scriver libri senza scopiazzare evitando di cimentarsi in attività che non gli competono: quei cinque miliardi sono altro debito che, un minuto dopo, tutti noi italiani ci troveremo a pagare, a sostenere, in aggiunta all’altra montagna di debito che da decenni si sta accumulando senza sosta. Saviano scrisse anni fa dei Casalesi, che, per inciso, se si son fatti intimorire da questo personaggio allora siamo davvero di fronte alla mafia stilizzata, e da allora sa praticamente un po’ tutto e di tutti. E usa i termini giusti, quelli suadenti: cita la Costituzione, cita il razzismo, cita la sua lotta contro i cattivi del mondo, dalla camorra ai narcos messicani (pure loro, evidentemente, tanto sfigati da filarselo), difende sempre gli ultimi, e sembra andato a scuola da Gino Strada.
Altro fenomeno di questo secolo, altro accattone di consensi e di applausi, imbronciato, fintamente preoccupato, pacifista quando sarebbe necessario menar le mani e antirazzista mentre stiamo morendo di filantropia. Da lontano, da altri mondi, o’ scrittore tuona contro di noi e racconta in dei video di un paio di minuti che la Lega deve rendere i soldi rubati, che ad un comizio di Salvini c’erano degli ‘ndranghetisti e che, per scavare nel passato recente, nelle liste di De Luca c’è gomorra. Lo Stato è sempre distante dalla lotta alla mafia, dunque i politici sono tutti vicini a quegli ambienti, vien da dedurre. E lui prosegue indisturbato senza specificare quale Stato, quale governo, quali soldi, quali comizi e, soprattutto, cosa diavolo voglia dalla vita di tutti noi. Che già è poco sopportabile da sé, già la trasciniamo avanti armati della leggerezza utile per non suicidarci. Ma possiamo dirlo che ci siamo stancati di questo censore della coscienza collettiva? Possiamo dirlo che Gomorra è un romanzo illeggibile e che Sciascia, a differenza sua, tra gli uomini, i mezzuomini, gli ominicchi, i piglianculo e i quaquaraquà fa veramente parte della prima categoria? C’è bisogno di un’iniziativa comune e sentita, sincera e seria, non perbenista e non ipocrita, utilizzando i toni giustamente duri ma non professorali, per dire con voce univoca: basta Saviano!
Il Primato Nazionale - 23 giugno 2018

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Immigrazione: il naufragio dell'impopolare sinistra italiana

, by Lorenzo Zuppini


Salvini ha fatto molto e più di quanto ci saremmo aspettati. Al netto dei tecnicismi e delle disposizioni di cui tutti si infischiano, la parola d’ordine da qui in avanti sarà “zero clandestini”. Le intenzioni sono fondamentali in tempi come questi in cui il battaglione degli immigrazionisti, da Saviano alla Boldrini a Strada, organizza un fuoco incessante contro chi decide di imboccare la strada dell’ordine e della riscossione della sovranità nazionale. Le intenzioni sono fondamentali perché l’immigrazione clandestina di massa, che per modalità sembra più una deportazione, è divenuta lo spartiacque tra coloro che mirano alla sostituzione etnica e numerica degli autoctoni con gli afro-islamici e coloro che, al contrario, giudicano questo andazzo come una perdita di sé stessi, uno sfaldamento delle fondamenta culturali su cui si regge una nazione e un piano vigliacco elaborato da pochi contro molti. Che l’Europa si giri dall’altra parte e si limiti a dire che l’essenziale è salvare vite è la prova provante del fatto che del nostro destino siamo solo noi gli artefici. Oggi più che mai.


Per capirlo ci sono voluti alcuni governi di sinistra e circa seicentomila clandestini entrati in Italia: ogni paese tira l’acqua al proprio mulino, e la velleitaria speranza che gli altri si facciano portatori dei nostri interessi rimarrà appunto tale. Chiacchiere, aria fritta, roba da meeting a Bruxelles in cui, tra sorrisi e aperitivi, si condanna Orban e il mostro Trump. Le istituzioni europee si sono scollate dalla realtà quotidiana che genera ansie e preoccupazioni, limitandosi a bacchettare lo scolaro impertinente tramite lo spauracchio dei mercati e dello spread. Il Partito democratico e i suoi colonnelli si accodano silenziosamente. Dopo la rimbussolata del 4 marzo, essi ritengono opportuno concentrarsi sulla presunta anima fascista e razzista dell’attuale governo. Le bacchettate, dunque, le meritano più che altro loro. E fanno tutto questo pazziare, stralunati come sono, fingendo di non ricordare che negli ultimi sette anni hanno retto loro i governi scrivendone e attuandone i programmi.



Clandestini zero perché? Il motivo è drammaticamente semplice: una nazione è sovrana all’interno dei propri confini, e questi ultimi rappresentano la differenza che c’è tra il paese Italia e una spiaggia libera: non è consentito entrarvi senza permesso e violando le leggi in proposito. Laddove avvenisse tutto ciò, il paese in questione cesserebbe di essere tale, perdendo prima di tutto il potere che, per sua stessa natura, esso impone all’interno dei propri confini. Poiché un paese privo di sovranità, privo di forza da imporre ai suoi cittadini, privo della personalità idonea per far stilare all’organo legislativo una lista di leggi imperative per tutti, si trasformerebbe in un’entità astratta e in una terra di nessuno. Chiunque vi approderebbe, vi pianterebbe il proprio vessillo, imporrebbe i propri usi e costumi e si batterebbe per controllare sempre maggiori porzioni di territorio. In un paese di questo tipo, accadrebbe ciò che è accaduto a Pisa pochi giorni or sono: un gruppo di venditori abusivi immigrati ha aggredito una pattuglia dei carabinieri obbligandoli a battere in ritirata. I miopi trascurano questi eventi particolari. I miopi o coloro che godono del caos. Quel gruppo di stranieri colto in flagranza di reato (vendevano appunto merce contraffatta e senza permessi) ha tecnicamente imposto la propria legge in quella porzione di territorio, ha cacciato il nemico, l’avversario, colui che voleva riportare la sovranità italiana in quella zona, ovvero le forze dell’ordine, e ha scolpito nello spazio e nella storia un messaggio chiaro e terribile: siamo riusciti a scalzare lo Stato dal suo ruolo di garante dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza. Una breccia è stata aperta.



La pretesa di accogliere chiunque senza imporre alcuna regole, elargendo a piene mani diritti senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, va di pari passo con l’idea assurda che la cittadinanza sia possa concedere a chicchessia. E allora le ipotesi sono due: o si ritiene la cittadinanza un mero pezzo di carta, o si ritiene che chiunque possa divenire italiano perché il concetto stesso di italianità è ormai vuoto, privo di significato, come un secchio senz’acqua pronto ad essere riempito dal primo che passa. È una follia lucida e cinica che viene travestita da umanitarismo, da filantropia, da preoccupazione per i più deboli: tutte minchiate che servono per poter relegare il dissidente nel perimetro del pericoloso razzista e fascista, termini di cui ormai viene fatto un uso quotidianamente stupido. Insomma, se la lingua italiana ha ancora un significato, qualcuno dovrebbe dire al signor Gino Strada che il ministro Salvini non ha mai parlato di superiorità razziale nei confronti degli immigrati, e dunque la sua accusa di razzismo è priva di senso oltreché infamante. Pensate poi che di recente il presidente del Partito democratico, tale Orfiniha accusato sottovoce l’ex ministro Minniti di aver favorito l’ascesa della destra con il suo piano di contrasto delle partenze dei migranti. Tradotto dal politichese, egli ha affermato che Minniti non avrebbe dovuto combattere il flusdo di clandestini come in effetti ha cercato di fare, perché in tal modo ha implicitamente dato ragione a coloro che da anni proponevano quella identica strategia. Il bene di un popolo, del tuo popolo, sacrificato sull’altare dei sondaggi.


Oltretutto, Malta è il porto sicuro più vicino ove queste Ong possono approdare. La pretesa di avere un’area di competenza di 250mila chilometri quadrati che si estende dalla Tunisia alla Grecia, coi relativi introiti derivanti dalla pesca e dalla prospezione petrolifera, affermando però al contempo di non essere in grado di accogliere immigrati risulta una presa in giro nei confronti di chi si è fatto carico per anni dei clandestini che si muovevano verso la Sacra Unione europea. E sembra che nel 2015 il prode Matteo Renzi avesse stretto un accordo col suo omologo Joseph Muscat (allora primo ministro maltese) per il quale, in cambio di alcuni diritti di prospezione petrolifera, l’Italia si sarebbe accollata tutti i migranti. Frontex, la guardia costiere europea, ha confermato tra l’altro che il solito governo Renzi barattò della flessibilità sui conti italiani con l’apertura incondizionata delle frontiere. Rivelazioni devastanti che danno l’idea di come nei precedenti anni sia stato svolto un meticoloso lavoro di destrutturazione dell’Italia, di disintegrazione dell’anima di questo paese ottenuta tramite la messa al bando di certe opinioni (le nostre) e con proposte suicide quali far divenire italiani coloro che mai potranno esserlo.
Ha detto Gino Strada che, a causa del ministro Salvini, potrebbe decidere di abbandonare questo paese. Siamo certi che molte Ong vorrebbe avere l’onore di averlo a bordo, trasportandolo magari in uno degli shit holes di cui parlava il buon Trump e di cui ‘sti filantropi d’accatto sembrano innamorati, prima che sia la nostra Italia a trasformarsi in un cesso senza porte.
Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazionale - 11 giugno 2018
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Violenza sulle donne e giustizia forcaiola: ancora Weinstein

, by Lorenzo Zuppini

Weinstein si è consegnato alla polizia di New York, ha pagato un milione di dollari in contanti come cauzione e se ne è tornato a casa col bracciale elettronico, senza passaporto e con l’ordine di non abbandonare gli stati di New York e Conneticut. È accusato di stupro, di atti criminali di natura sessuale, di abuso sessuale e di condotta sessuale inappropriata. I fatti, a detta dell’accusa, pare risalgano al 2004 e al 2013 e coinvolgono due donne diverse. Sentenze definitive a carico di Harvey? Nessuna. Chiacchere? Fin troppe.

Il tema della violenza sulle donne, e della coercizione in ambito lavorativo, fa gola perché è come il miele che attira gli orsi. È una questione calda in tempi caldi di rivendicazioni e di nascite di minoranze indifese che dicono di meritarsi la protezione collettiva, dunque non solo da parte della legge ma anche da parte dell’opinione pubblica. Quest’ultima deve essere schierata smaccatamente dalla parte di coloro che si ergono a specie in via d’estinzione, sia perché questo posizionamento rende belli, altruisti e all’avanguardia, sia perché in caso contrario le milizie del politicamente corretto intervengono e trinciano senza pietà coloro che hanno osato dissentire cantando contro il coro. Questo coro inesorabilmente noioso parte dalle notte degli oscar hollywoodiani e arriva alla nostra Camera dei deputati ove la ex presidenta Boldrini commemorava le così dette vittime di femminicidio e di violenze generiche. È un filo rosso che unisce l’Europa e l’America, imponendo cambiamenti epocali, e quasi sempre idioti, come il proposito del sindaco Nardella di cambiare il finale de La Carmen perché la protagonista viene uccisa da un uomo o l’iniziativa di Michela Murgia di sostituire la parola Patria con Matria. Risulta poi piuttosto difficile scrivere commentando eventi di questo genere perché è talmente alto il livello di follia e di faziosità che le parole sfuggono dalle mani. Intendiamo dire che l’assurdità non sempre è criticabile, poiché è talmente odiosa che finisce per criticarsi da sola: se vi dicessero che è giusto vietare per legge il sesso orale fatte dalle donne agli uomini perché spesso, nell’atto, loro si inginocchiano e si abbassano rispetto al partner, voi sapreste argomentare con calma e razionalità la sciocchezza di questa proposta? Più probabilmente vi verrebbe di rispondere con un sonoro vaff… 

Il punto però, come detto poco fa, riguarda non solo l’impazzimento generale, ma la eliminazione del diritto di critica. Asia Argento è intervenuta su Twitter, dopo la notizia di Weinstein consegnatosi alla polizia, insultando coloro che la hanno criticata in questi mesi e pretendendone le scuse. Un codazzo di maramaldi le ha fatto l’eco, tanto per fare bella figura agli occhi dell’opinione maggioritaria rincretinita, affermando in fine che ciò che riguarda la signorina Argento, e tutta la questione delle molestie-non-molestie, non è passibile di critica: chiunque lo faccia merita il castigo, ovvero la gogna pubblica. Vladimir Luxuria, non che nutrissimo in lei chissà quali speranze, aveva inizialmente affermato che Asia Argento non era stata vittima proprio di un bel nulla. Ebbene, dopo qualche tempo si è scusata su Twitter chiedendo letteralmente perdono alla povera Asia e ritrattando tutto quel che aveva detto. Secondo voi la signora Vladimir era stata folgorata dalla saggezza nel giro di una notte oppure non è riuscita a sopportare il peso degli insulti che quotidianamente riceveva, alcuni dei quali spediti proprio dalla Argento? Questo significa mettere il bavaglio al dissidente e pretendere che la propria opinione venga elevata a verità assoluta. 

Dal punto di vista giuridico, è impensabile tutto questo. Le due donne che hanno denunciato Weinstein sono sostanzialmente ignorate dalla gran cassa mediatica ipercorretta. Sorvolando sul fatto che entrambe hanno sporto denuncia anni dopo aver subito quel che sostengono d’aver subito, non è ammissibile la gogna mediatica riservata al produttore di Hollywood senza uno straccio di contraddittorio serio, senza uno straccio di denuncia alle autorità preposte e pretendendo di sostituire la giustizia dei tribunali (che, ricordiamolo, accerta una verità processuale, mai totalmente reale) con quella del mainstream occidentale. Sono andati a farsi fottere principi giuridici che sostanziano il nostro stato di diritto, come la presunzione di innocenza fino a prova contraria o il diritto al contraddittorio nelle sedi opportune e non nel salotto di Bianca Berlinguer. Questo non per dire che il giornalista di turno non possa interessarsi della vicenda, ma che se un certo numero di donne accusa pubblicamente un uomo di reati odiosi, esse hanno il dovere di dolersene in tribunale e non nei salotti tivù, perché solo di fronte ad un giudice entrambe le parti hanno la garanzia (almeno sulla carta) di godere di pari diritti. Considerate che il signor Brizzi, anch’egli accusato di violenza sessuale anche da parte di anonime, pur avendo rispedito ogni volta le accuse al mittente, è finito nel tritacarne mediatico con risultati sconvolgenti: il suo nome è stato depennato dalla copertina del suo film natalizio e la solita paladina Asia Argento usava l’hashtag “#brizzipredatore”. Con l’odor di fama e di notorietà a basso costo, una valanga di arrivisti e arriviste si è catapultata sulla carcassa del povero malcapitato finito letteralmente a brandelli: lui, la sua vita privata, la sua vita pubblica e la sua vita professionale. Il tutto, ricordiamolo, nel nome della protezione dei diritti della donna.


È per questo motivo che oggi stare dalla parte del mostro significa stare dalla parte della giustizia giusta, che non è mai quella di piazza.

Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazionale - 28 maggio 2018
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Immigrazione, Europa e antifascismo: il frankenstein Pd-grillini

, by Lorenzo Zuppini

Roma, 28 apr – Talvolta la realtà è più semplice di quanto non sembri, e siamo noi analisti ad ingarbugliarla ferocemente pensando così di renderla più interessante. Ma di stupefacente, in queste settimane di corteggiamenti grotteschi, vi è ben poco. O meglio: la presente situazione appare banale e noiosa per chiunque avesse interpretato correttamente il messaggio grillesco lanciato dai grillini parlanti i quali, a differenza del loro simile della favola di Pinocchio, prediligono il colore rosso alla saggezza.
Roberto Fico, uscito dalla giungla delle consultazioni per cercare di tirar fuori una maggioranza di governo decente, ha esultato sorridendo: “Il mio mandato si conclude con un esito positivo”. Ed era di ritorno dalla chiacchierata coi vertici del Partito Democratico, il vero sconfitto delle elezioni di marzo che potrebbe ritrovarsi a governare a sua insaputa. Poi, all’interno dei due partiti vi sono ovviamente anime differenti e differenti entusiasmi: il segretario reggente del Pd Martina gode come un riccio all’idea di governare, mentre l’ex segretario Renzi trema come una foglia. Il primo, pragmaticamente, comprende che i dem hanno la possibilità di vincere al Superenalotto; il secondo, al contrario, ricorda gli insulti che si è beccato negli ultimi anni dai grillini e anche comprensibilmente storce il naso. E poi verrebbe registrata l’ennesima svolta senza il Renzi al vertice: un cambio di governo all’indomani del referendum costituzionale che lo spodestò da Palazzo Chigi e, in questo eventuale caso, l’entrata nella maggioranza di governo con Maurizio Martina alla segreteria del partito.
Ma di fondo, cosa deve insegnarci questa abominevole situazione? Che le differenze tra grillini e piddini non sono poi così “macro”, anzi. I cavalli di battaglia dei due partiti possono tranquillamente convivere, e possono riuscirci assai meglio di come potrebbe la Lega di Salvini. Il Movimento 5 Stelle ha inglobato in sé una quantità enorme di elettori di sinistra rimasti frastornati dagli articoli 18 che sparivano, dalle litigate con Santa Camusso e dalle tasse sulla prima casa eliminate. Ma questo, si domandavano, è il maggior partito della sinistra italiana o un abortino tirato su per attrarre un po’ di tutti, tra cui anche liberali e berlusconiani? La risposta esatta era la seconda. Perché Renzi, che rottama nel nome del giovanilismo, è come Grillo che fanculizza nel nome dell’onestà-tà-tà. Entrambi metodi molto efficaci, abbaglianti in un primo momento, ma assolutamente incapaci di progredire nel tempo garantendo una solida base culturale. Adesso che i dem sono come gattini in autostrada e che i grillini somigliano all’alunno impreparato di fronte alla commissione d’esame, il salvagente che può trascinarli verso riva si chiama “alleanza”.
Un’alleanza neanche troppo rocambolesca, se ci pensate bene. Abbiamo già scritto delle
inascoltabili assonanze tra il reddito di cittadinanza e il mantenimento garantito ai clandestini, ma col passare del tempo i punti in comune aumentano. È più che altro questione di indole e di modi. Sono tutti un bollore per terra mammà, per il chilometro zero, l’eco&solidale, la raccolta differenziata, l’altro “modo di fare sviluppo”, un po’ di decrescita e di espropri ai privati, di “bene socialmente utile” e di “fini socialmente rilevanti”. Emiliano condannerebbe tutti quanti ad andare a giro in bicicletta pur di salvare due ulivi della sua amata Puglia, figurarsi la sorella Montagna bucata da parte a parte per farla penetrare da un treno a grande velocità: uno stupro! Di Battista si eccita da morire al sol sentire questi proclami: pensate voi che partirà per un surrogato dell’Erasmus, ovviamente in paesi sottosviluppati perché lo sviluppo fa cagare, così da studiare i nuovi modi con cui quelle persone affrontano i loro
problemi. Ignaro del fatto che costoro pagherebbero per avere al governo persone più capaci che oneste. E Berlusconi, che ha avuto l’ardire di creare 5.500 posti di lavoro attraverso Mediaset, peraltro arricchendosi paurosamente, va ridimensionato subito: abolire i monopoli di Stato tra cui Mediaset, ancora una volta ignari del fatto che Mediaset combatte giornalmente contro La7, Rai, Sky e Discovery. La cara vecchia battaglia sull’inesistente conflitto di interessi che la sinistra ha sempre utilizzato a proprio uso e consumo per giustificare le labbrate elettorali incassate. L’Europa? Pareva che agli uni facesse ribrezzo mentre agli altri piacesse da morire: poco importa, basta che richieda patrimoniali e indirizzi un milione di africani in Italia ogni anno: il sogno di liberarsi dall’uomo bianco capitalista si avvicina sempre più. Ah, la battaglia per le minoranze: gli Lgbt e le donne. Ai primi matrimoni e bambini come se piovesse, alle altre la difesa preventiva in assenza di minaccia: devono sparare non appena un uomo – bianco, s’intende – varchi il confine
dei cento metri di distanza. Cos’altro: un fantoccio di Mussolini appeso a testa ingiù da far bastonare ai bambini il 25 aprile ci sta sempre bene, ed è già un passo verso l’accordo. Poi c’è da chiudere le sedi dei covi fascisti, ovvero di coloro che dissentono, e questo è un enorme passo verso la vittoria. E infine due cambiamenti radicali e fondamentali. Uno: il verde, bianco e rosso del tricolore verranno cambiati nell’arcobaleno della bandiera Pace. Due: l’Inno di Mameli verrà abrogato e sostituito da “Noi siamo gli intoccabili e voi ci avete rotto, voi vi chiamate grandi ma vi pisciate sotto, e quello che ci dicono con divise e caschi blu, tutti a testa sotto, non ne possiamo più”.

Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazionale - 28 aprile 2018 https://www.ilprimatonazionale.it/politica/immigrazione-europa-antifascismo-frankenstein-pd-grillini-84418/
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