"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".
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Se la fedeltà è ormai utopia.

, by Yoga

Chi tradisce non è afflitto da gravi disturbi mentali, tantomeno è un depravato. A parer mio si tratta solo di una persona sincera con sé stessa. Ovvio che lo sia solo con sé stessa, perché al proprio partner non è consigliabile confessare certe abitudini, e questo è talmente ovvio e scontato che una bugia detta (od una verità omessa) per nascondere una scappatella non mi stupisce più di tanto. Non riesco a scandalizzarmene. Questo dipende dalla mia italianità? Quella storiella su quanto noi italiani siamo passionali e in un certo senso predisposti al tradimento? No, la ritengo una gran cazzata. Tutto questo dipende solo dal fatto che mi sforzo d'esser sincero almeno con me stesso.
E' certo che il tradimento significhi mancanza di rispetto, difatti credo che a nessuno piaccia l'idea di non passare dalle porte a causa delle corna che ha in testa. Io stesso, mentre scrivo questa roba, pur avendo avuto una sola storia lunga e seria, mi auguro di non esser mai stato cornificato. Difatti mi si potrebbe facilmente dire che parlo bene ma razzolo male, ma state a sentire: ritengo veramente impossibile che si riesca ad aver testa (e corpo, aggiungo) solo per il proprio partner durante tutta la relazione.
Provate a pensare a quante persone incontrate o conoscete durante la vostra giornata, sia che si tratti di incontri reali che sul Facebook di turno. Amici, colleghi, estranei, ex fidanzati od ex amanti. Madri o padri di amici che nel tempo sono riusciti a non invecchiar troppo, rimanendo in quel limbo tra giovinezza e vecchiaia che involontariamente vi fa pensare a quel video su Youporn in cui il ragazzo si fa la madre dell'amico. Non è il momento di riflettere e fare i puritani: so benissimo che non è eticamente corretto e che se lo facessero a voi non fareste i salti di gioia. Ma non è il caso di tirar fuori citazioni bibliche residuate dall'ultima omelia che avete ascoltato (solitamente quella natalizia) e che vi farebbero venire i sensi di colpa.
Tutte le persone attraenti, chi per un verso e chi per un altro, non possono rimanervi indifferenti, potete e dovete ammetterlo a voi stessi. Avrete sempre a che fare col collega più intraprendente del vostro fidanzato, quello che sicuramente non vi avrebbe detto "no" a quelle proposte pazze e quasi indecenti che invece il noioso fidanzato rimanda sempre al mittente. Vi troverete sempre attorno l'amica della vostra fidanzata che inspiegabilmente e costantemente è sulla vostra stessa lunghezza d'onda, mentre la vostra "lei" difficilmente comprende e il più delle volte scade in polemiche ricolme di luoghi comuni sugli uomini ("siete tutti uguali!"). Non mi inoltro nelle corrispondenti situazioni riguardanti l'aspetto fisico altrimenti potrei farci nottata.
Il punto è che la fedeltà è tipica dei cani verso il proprio padrone, non degli esseri umani provvisti di sentimenti, pulsioni ed emozioni, e alle volte pure loro ci voltano le spalle se qualcuno gli offre una bistecca anziché i croccantini. Per quanto riguarda la bugia che direte (o la verità che ometterete) pensate che è come se al vostro partner diceste che avete mangiato un' insalata anziché ammettere d'esservi avventati su tre etti di pasta alla carbonara: lui non ne soffrirà, e voi ne sarete doppiamente appagati.
Tutto questo vi creerebbe problemi con la vostra coscienza? Allora fate finta di aver letto notizie sportive, pur essendo consapevoli in cuor vostro che un fondo di verità c'è in quel che vi ho detto.
Si tratta solo di ammetterlo a voi stessi.

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A quanto pare ci sono più troie di quanto noi pensiamo.

, by Yoga

Noi uomini abbiamo il vizio di usare il termine "troia" un po' troppo facilmente. Anche alcuni giornalisti, non solo di sesso maschile, ed alcuni giudici, ma questo è un altro paio di maniche.
Assisto quotidianamente all'utilizzo di tale appellativo nei confronti della ragazza che incroci per strada ed ha minigonna inguinale e tacchi vertiginosi, nei confronti di quella che non te la dà, o semplicemente nei confronti di quella con cui stai discutendo. Quindi farfugliando per non farti sentire le dai della zoccola e ti senti appagato. Fa troppo caldo per approfondire tale questione.
Ciò che invece mi preme sottolineare è che essendo state trattate da troie professioniste (quindi signorine che si fanno pagare per soddisfare le voglie sessuali di un uomo) delle ragazze che invece erano semplicemente mantenute, il cerchio che racchiude questa categoria si allarga e finisce per inglobare pure ragazze comuni, donne che conosciamo e con le quali parliamo tutti i giorni. Non importa esser mantenute da un uomo ricco e vecchio, magari milanese di Arcore, si può esser definite tali anche se il tuo benefattore è un coetaneo, magari il fidanzato. O il marito.
Ne conosco a frotte di ragazze che dopo essersi fidanzate hanno smesso di metter mano al portafogli, piuttosto le mettono nelle mutande del fidanzato per ricambiare il piacere che egli fa offrendole praticamente tutto: dalla cena al pranzo, dalla merenda alla colazione, dalla benzina dell'auto alla multa che ella ha preso. Ho assistito per anni a veri e propri mantenimenti, come se la fidanzata fosse la figlia coi genitori divorziati a cui spettasse di diritto dei soldi dal padre. Tutta una sfilza di regali che manco alla propria madre vengono fatti.
Essendo quindi state fatte passare per zoccole le ragazze che decidevano di farsi mantenere da quell'uomo ricco e potente, per quale motivo le giovanotte che fanno la stessa cosa coi propri fidanzati posso esigere di esser considerate delle sorte di principesse a cui tutto ciò è dovuto? Non trovo differenze tra un uomo che regala ad una donna una casa sperando di andarci a letto ed un fidanzato ventenne che ricopre di regali la propria compagna sperando di tenersela stretta (anche sotto le lenzuola). Troia la prima, troia anche la seconda, a rigor di logica.
E invece no, perché le cretinette che si fanno mantenere dal proprio fidanzato si sentono così fighe da poter sparare giudizi sulle altre definendole schifose e magari tirando fuori una delle frasi retoriche che più amano, come "da donna mi vergogno per lei". Alla fine del discorso, solitamente, si definiscono pure emancipate e quindi libere dal giogo maschile.
Dico la mia opinione in breve: dovreste pittosto cercare di emanciparvi dalla vostra idiozia.

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La parità tra sessi si è dissolta. Sono le donne a prevalere sugli uomini.

, by Yoga

C'erano una volta le donne senza diritto al voto, con assai poca voce in capitolo a casa, nel loro regno, quel luogo che curavano e lucidavano e che era servito come ospedale per la nascita dei loro figli.
C'era una volta il marito padrone, l'uomo che lavorava e sfamava la famiglia, che aveva deciso che le donne non era il caso di farle votare, che alle volte alzava pure le mani per rimettere al suo posto quella moglie che si era conquistato grazie al permesso dell'attuale suocero, un altro uomo padrone che credeva ben poco alla pari dignità tra uomo e donna. Non parliamo dei diritti.
Col tempo, da una parte la donna succube e dall'altra l'uomo padrone hanno mutato gradualmente posizione, sono cambiate le carte in tavola e direi in meglio, perché alle donne è stato riconosciuto il diritto a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, il diritto a far valere il proprio peso nella società e nella famiglia, il diritto insomma a non essere scriminata perché portatrice di seno e vagina.
Il tempo passava, e la famiglia in cui le posizione di babbo e mamma mutavano stava sempre meglio, i figli finalmente avevano due reali genitori e fin da piccoli comprendevano l'importanza del sereno e paritario rapporto tra padre e madre all'interno di una casa. Si iniziavano ad intravedere i primi uomini ai fornelli pronti a sfamare la famiglia perché, udite udite, la moglie era ancora a lavoro, magari faceva la maestra e seppur donna aveva la piena autorità di insegnare ad una ventina di ragazzi a leggere e scrivere. Il padre finito il pranzo, alle volte, infilava pure i piatti nel lavandito, faceva scorrere l'acqua e versava il detersivo. Nel caso si fosse macchiato la camicia bianca col sugo era anche in grado di ficcarla nel bozzo e dargli d'olio di gomito per eliminare la chiazza rossiccia.
Continuavano a trascorrere gli anni e i piatti della bilancia, uno per gli uomini ed uno per le donne, si son trovati miracolosamente al pari. Per poco, perché ad alcuni politici, ad alcuni giornalisti e ad alcune donne serviva l'ennesima trovata per farsi belli davanti l'opinione pubblica seguendo il filone logico che li ha sempre guidati, il Politically correct. Ed ecco infatti la trovata per aggiudacarsi degli applausi: ritiriamo fuori la vecchia storia dell'emancipazione femminile dal giogo maschile, facciamo credere al paese intero che le donne siano ancora sottomesse all'uomo come lo erano due generazioni fa, ed ecco che compare la possibilità di apparire sensibili ed altruisti nei confronti di un problema gravissimo.
Arriviamo al ventunesimo secolo, guardiamo la bilancia e notiamo che il piatto che sorregge le donne sta pericolosamente calando, sta aumentando di peso, sta ficcando gli uomini nella situazione in cui erano loro anni e anni addietro. Anzi, forse pure peggio. Le prove? La creazione del reato di femminicidio che praticamente prevede pene più severe per l'uomo che ammazza la donna rispetto alla donna che ammazza l'uomo. Ancora? L'assurda pretesa che hanno avanzato alcune donne coinvolte nell'incendio del traghetto nell'Adriatico d'esser messe in salvo prima degli uomini, chissà, forse per un fatto di galanteria, o magari perché ormai è realmente insito nella maledetta morale comune che le donne debbano godere di trattamenti privilegiati per compensare il trattamento che subiscono in casa e sul posto di lavoro. Altro? Le sentenze per divorzi o separazioni che praticamente mandano in rovina onesti padri di famiglia che si trovano a dover mantenere moglie e prole. Nel caso in cui il processo si tenga per qualche scappatella del marito, la sentenza puzza anche di regolazione di conto, di punizione, perché ad un uomo non può accadere peggior cosa dell'essere giudicato da un magistrato donna.
Fermiamoci al 2015, non azzardiamo previsioni che potrebbero rivelarsi funeste, ma notiamo che se un uomo insulta una donna è un fottuto maschilista, mentre se accade il contrario di niente si parla e passa tutto in cavalleria.
Qual'era il nocciolo della questione? Ah già, la parità tra sessi.
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L'emancipazione femminile del ventunesimo secolo: tutte balle.

, by Yoga

Mi domando se non siano le donne stesse a non voler essere trattate come gli uomini, perché tutto sommato sanno perfettamente che "pari opportunità" e "pari trattamento" significa anche rinunciare ad eventuali vantaggi, ad eventuali trattamenti privilegiati da parte di chi vuole ergersi a paladino delle persone più deboli.
Mi pongo questo interrogativo perché sono sempre più convinto che il gentil sesso, ormai da decenni in questa parte di mondo, non stia più subendo trattamenti peggiori di quelli che subisce l'altro sesso. Credo anzi che, in virtù di ricordi passati legati ad un passato maschilismo caratteristico del sud Italia, si voglia a tutti i costi ritenerle ancora a rischio, perché si fa sempre bella figura a tutelare coloro che forse, chissà, un tempo erano soggetti a soprusi.
Questa solita domanda me la pongo a maggior ragione quando sento parlare amiche, o pressappoco, di emancipazione femminile, quindi di riscatto femminile dalla tirrania maschile, manco noantri fossimo degli aspiranti Mussolini. Ma se una tirannia maschile esistesse davvero, se le femminucce fossero davvero succubi, se insomma noi maschietti le trattassimo come bestie da riproduzione, caspita, ben venga l'emancipazione. Il problema si pone quando si viene a scoprire che in effetti uno stato di tirannia ai danni delle donne non è mai esistito, che è pur vero che in passato alcuni diritti non eran loro riconosciuti, ma si è provveduto a porvi rimedio appena finita quella tragedia detta Seconda Guerra Mondiale. Insomma, il diritto di voto ce l'hanno pure loro, il diritto del lavoro parla chiaramente di diritti della donna inquanto essere umano che rimane incinta e il diritto del lavoro eurpeo addirittura impone le così dette azioni positive per assicurare alle nostre donne un trattamento pari ed ugualmente dignitoso. Se poi si deve processare un imprenditore che preferisce assumere un uomo ad una donna per il fatto che quest'ultima, molto probabilmente, 5 mesi almeno di congedo per maternità se li farà, mi sembra si pretenda l'assurdo e si voglia condannare una semplice scelta imprenditoriale dettata dalla razionalità.
Si ascolta sempre più frequentemente il seguente discorso "se non ci fossero le donne in casa a gestire la famiglia, gli uomini scomparirebbero dalla faccia della Terra". Ora, dato che una donna per immolarsi a regina del focolare deve almeno lavorare part-time, vorrei sapere se col solo suo mezzo stipendio potrebbe permettersi tutte quelle spese necessarie per la casa e tutte quelle non necessarie, ma che ella effettua comunque facendo molto spesso conto sullo stipendio che il marito-cattivo-inutile porta a casa. Tra parentesi, nella strada dove abito io non c'è una famiglia (compresa la mia) che non abbia la donna di servizio, la quale due o tre volte a settimane viene a rassettare casa e a stirare le camicie del solito marito-cattivo-inutile.
Altro punto che mi induce alla riflessione: in caso di separazione o di divorzio, quale dei due partner subisce le conseguenze peggiori? Notoriamente l'uomo, perché alla donna va l'affidamento dei figli, alla donna va la casa coniugale (il cui mutuo, in caso di madre lavoratrice part-time, viene pagato maggiormente grazie allo stipendio del marito), e alla donna vanno un bricco di quattrini che servono per il mantenimento dei figli, dell'immobile e per assicurarle lo stesso tenore di vita da sposata. In definitiva un uomo dal matrimonio può anche perderci molto, una donna ne può trarre solo beneficio. Un amico di famiglia avvocato mi disse durante una cena che ha visto decine e decine di padri di famiglia, un tempo benestanti se non di più, rovinarsi e finire in affitto in un monolocale a causa delle spese per il mantenimento di moglie e prole.
Se poi si ascolta la Presidente della Camera si può arrivare a pensare che le donne siano una specie in estinzione, quindi da tutelare in tutti i modi possibili ed immaginabili.
Assistetti, un'estate di un paio di anni fa, ad una tragica iniziativa presa da Selvaggia Lucarelli per cercarsi un compagno di vita. Lei invitò tutti gli interessati a scriverle una prima ed ultima lettera per convincerla ad andare a cena insieme. Sorvolo su come mai lei, pur essendo un'attraente donna, si sia sentita in diritto di ergersi a principessa sul pisello e di poter ricevere migliaia di inviti da presunti spasimanti manco fosse l'ultimo essere umano sulla Terra provvisto di vagina, sorvolo sulla poca originalità di questa iniziativa, manco fossimo tornati indietro nel tempo di due generazioni, nel qual caso cambiarebbe leggermente anche il ruolo della donna in famiglia e nella società. Mi piacerebbe piuttosto soffermarmi su un particolare, ovvero su chi ricadde la scelta della bella Selvaggia: Giovanni Sallusti, il nipote dell'Alessandro Sallusti direttore del Giornale da me qui osannato e difeso varie volte. Ma chissà perché cara Selvaggia scegliesti proprio lui, e non magari uno sconosciuto operaio od elettricista od insegnante o disoccupato. Vuoi dirmi che la tua fu una scelta disinteressata e che i tuoi orizzonti erano aperti verso chiunque, anche il più sciagurato? I tuoi occhi vispi la dicono lunga.
Il problema, a mio modesto parere, rimane sempre il solito, cioè le donne sono furbe e scaltre di natura e grosso modo riescono sempre a riflettere usando il cervello, mentre noi uomini siamo notoriamente fessacchiotti e se la questione riguarda il gentil sesso la ragione segue il sangue che pulsa verso il basso e non verso l'alto.
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Social approccio: ogni quanto ma soprattutto in che modo.

, by Yoga

Chi è che può credere che un uomo si possa sedere accanto ad una donna sconosciuta, tentare di conoscerla seriamente, interessarsi a lei, alla sua vita, senza nessun altro interesse, senza nessun secondo fine?
Io, sicuramente io. E non perché non sia malfidente, figuriamoci, ma ormai non credo più alla favola dell' uomo che pensa solamente a quello e che forse, più tardi, dopo diverse volte passate sotto le coperte con la sua preda, possa interessarsi a lei seriamente.
Sicuramente noi uomini come prima cosa guardiamo il sedere d'una donna, poi le tette, poi il viso e in fine le gambe. Ma credete davvero che una donna non faccia caso agli occhi di un uomo, ai suoi bicipiti o al suo sedere stretto e tonico? Siamo di generi diversi, ma apparteniamo entrambi alla razza umana.
Molti uomini si comportano come trogloditi nella loro vita, così quindi anche con le donne che capitano di passaggio, ma non perché ne abbiano una scarsa considerazione, piuttosto perché oltre alla Champions League e a Dmax non possono concentrarsi su molto altro.
Non tutti sono così, io non sono così (dopo la pubblicazione di questo post sicuramente uscirà una mia fantomatica ex pronta a smentire tutto e a darmi del troglodita).

Il primo approccio è sicuramente quello fondamentale, ma anche ricolmo di trappole messe lì dalla ragazza che ha fiutato la preda ed è pronta a torturarla un po'. Credevate che l'uomo che fa il primo passo fosse il predatore e la donna desiderata fosse la preda? Avete sognato fin ora!

Oggigiorno i metodi per approcciarsi ad una sconosciuta sono cambiati, in quanto basta sbirciare nel quaderno della nostra compagna di banco per sapere il suo nome e poterla aggiungere su Facebook, o cercarla su Twitter per commentare nel modo più brillante possibile qualche suo tweet e farsi notare.
Ormai il "ciao, come stai?" di persona è passato, direi anche per fortuna.

Ma come riuscire, una volta aggiunta la dama sul social network preferito, a non cadere nella massa composta da quei bifolchi che lei ignora totalmente perché la stalkerano dicendole "ciao" ogni mezz'ora o commentando le sue foto con "sei stupenda!"?
Personalmente io credo sia da preferire Twitter a Facebook, in quanto non abbiamo la possibilità di tediarla con commenti lunghi na vita, ma soprattutto perché è meno utilizzata la chat rispetto a Facebook. Voglio dire, se una inizia a seguirti dopo qualche tuo commento azzeccato ai suoi tweet, vuol anche dire che c'è probabilmente la possibilità di una conversazione in dm. Senza pensare al fatto che su Facebook è figo avere tanti amici, mentre su Twitter è figo avere molti followers che però non possono essere troppo inferiori ai following, quindi se la tipa aumenta questi ultimi vuol dire che in te qualcosa trova.

La ricetta giusta dice che su Twitter, potendo all'inizio solo fare commenti ai tweet, puoi imporre la tua presenza più frequentemente rispetto a Facebook, che in tutta sincerità ha come punto forte la chat.
Quindi su Twitter commentate i suoi post, non siate troppo vanesi e non presentatevi in modo palese con il vostro intento, perché finisce che la predatrice si convince d'avere a che fare con una preda troppo vorace per le armi che ha a disposizione. Aggiungete ai preferiti le sue foto, facendo magari attenzione a non aggiungere una foto che la ritrae due o tre anni prima, altrimenti potrebbe pensare di non essere attraente al momento. Si sa che le donne si fanno molte pippe mentali.
Analizzate il contenuto dei suoi tweet, cercate di capire quanto lei sia brillante e matura, così da misurare bene la pesantezza dei vostri commenti. Non sarebbe male, per altro, intuire la sua estrazione politica, così da non risultare troppo polemico ma per avere anche la possibilità di instaurare un dibattito interessante a colpi di 140 caratteri.
Su Facebook si può iniziare sia con qualche like alle sue foto, per vedere se lei ricambia, sia andando direttamente al messaggio privato presentandosi e chiedendole di fare quattro chiacchere, evitando quindi il "ciao bambola".
E' ovvio che una donna, appena ricevuto il messaggio privato, andrà a spulciare sul vostro profilo, soprattutto nel reparto foto, quindi inutile dire che se siete dei bei ragazzi partite avvantaggiati.
Il messaggio iniziale non deve essere minatorio, deve risultare tranquillo ma anche diretto, quindi evitare un sermone e inventarsi che eravate stati all'asilo insieme, come se questo la obbligasse a darvi spago.
Siate piacevoli, fate domande ed evitate che tra la sua domanda e la vostra risposta intercorra troppo tempo: la prima mossa l'avete fatta voi, e siete voi che dovete mostrarvi interessati.

Il risultato positivo del primo approccio si nota se lei vi dà spago, ricambia le domande e magari non si limita a rispondervi in modo eccessivamente sintetico. Se tutto questo non c'è, beh ritentare non nuoce, ma rischiate anche di calpestare nuovamente il vostro amor proprio.

Nel caso di risultato positivo, invece, attendere dai quattro ai cinque giorni, poi ripartire all'attacco, senza però dar niente per scontato, senza crederla già vostra perché è molto probabile che nella vostra situazione ci siano altri ometti spavaldi come voi.

Credete che questi siano consigli scontati? Mmm, considerato l'avambraccio di molti di noi, suppongo proprio di no.

Pazientare, perseverare ed incrociare le dita. Questo però tra parentesi.

Qui il punto di vista di  +Claudia Sirchia sempre a proposito del primo approccio, ovviamente dal punto di vista femminile. Maschi contro femmine, la battaglia continua.
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