"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".
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Dalle accuse all Biasi alla chiusura del Cocoricò: è tutto uno scarica barile.

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Ho passato la sera di Ferragosto in una discoteca della Versilia. Ho bevuto, e neanche poco (ragazzi lo ripeto ancora: l'alcool fa male, non bevete). Nell'esatto momento in cui la sbronza era al livello necessario per farmi lanciare in corteggiamenti spudorati al sapore di vodka, la ragazza da me individuata come preda guarda il bicchiere ricolmo d'alcool che gentilmente le avevo offerto e con espressione atterrita me lo rende indietro. Chiedo spiegazioni, mi preoccupo, e lei mi indica un granello bianco di polistirolo che, non so come, era piovuto dentro il mio calice. La tizia scende dal tavolo su cui roteava il sedere e corre in bagno. Dopo dieci minuti torna da me e ancor più preoccupata mi chiede se quel granello bianco di polistirolo fosse invece una pasticca che le avevo messo dentro il bicchiere per drogarla. Della serie "sticazzi", chissenefrega, ed infatti è così. Se nel mondo ogni uomo ha a disposizione sette donne, in una discoteca in cui fai il benefattore offrendo vodka la cifra raddoppia ed un numero consistente di ragazze iniziano ad assomigliare a Mosè: non aprono le acque ma bensì qualcos'altro.
Il punto è però un altro. Mi domando: questa ragazza che mi ha creduto uno spacciatore che voleva stuprarla è una mitomane oppure negli ultimi tempi è stata bombardata oltre il normale di notizie secondo cui nelle discoteche si muore come zanzare a causa dell'extasy e derivati? Io personalmente, ma credo di poter parlare anche a nome di qualche migliaio di persone, ho subito tale bombardamento, accorgendomi anche però del fatto che niente è cambiato nelle discoteche da diversi anni fa ad oggi. Nel senso che gli spacciatori ci sono, i drogati pure e gli ubriaconi idem. Successivamente, ed ovviamente, troviamo gli spacciatori arrestati perché qualche drogato c'ha lasciato le penne ed anche le stragi per strada a causa della guida in stato d'ebbrezza. Questo accade ogni maledetto week-end da non so quanti cavolo di anni a questa parte, eppure per l'opinione pubblica negli ultimi tempi c'è stata un'impennata spaventosa di giovani morti in discoteca a causa dell'assunzione di droga, meglio se trattasi di extasy. Da quando il povero Lamberto è morto a Riccione è stata diffusa la notizia che noi altri giovani (termine idiota quanto chi lo usa poiché non definisce la fascia d'età entro cui è compreso) siamo un branco di drogati in balia degli spacciatori che affollano i locali che frequentiamo. Nessun accenno a quel minimo di senso di responsabilità che ognuno di noi dovrebbe possedere, siamo come delle marionette che si muovono al comando di quello o di quell'altro, che sia lo spacciatore o il proprietario della discoteca dove purtroppo è accaduta una disgrazia. Quindi la discoteca viene chiusa per mesi e mesi, decine di persone perdono il lavoro, noi siamo un branco di vegetali pronti ad ingerire qualsiasi sostanza ed io ho la netta sensazione che questo sia un cane che si morde la coda. Storiella che mi ricorda quella dei premi nobel che tartassano Chiara Biasi perché, per via della sua magrezza che ritengono eccessiva senza però saperne niente, la ritengono fomentatrice dell'anoressia mondiale. Tutto questo solo e soltanto per non dover dire di no alla figlia tredicenne che già è iscritta a tutti i social network esistenti e futuri, o per non dover ammettere che le discoteche sono frequentate anche da imbecilli che si drogano e che ci lasciano il calzino.
Imbecille che molto spesso è rappresentato da tuo figlio.
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Chi è il colpevole della morte del giovane Lamberto al Cocoricò?

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Ho letto le solite frasi di circostanza sulla morte di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne morto durante una serata nella discoteca Cocoricò per aver bevuto tre grammi di ecstasy. Siamo ovviamente tutti dispiaciuti, chissà i genitori, povero ragazzo, era così giovane, speriamo che il pusher muoia delle più atroci sofferenze eccetera eccetera. Frasi di questo tipo riempiono le prime ore successive all'evento drammatico, un po' perché ci crediamo davvero a quel che diciamo, un po' perché è come dire che la mafia fa schifo, rimedi sempre un applauso.
Il passo successivo consiste nel ricercare i veri colpevoli dell'accaduto. Attenzione, ho appositamente scritto "veri" perché alla vittima stessa non si può affibbiare tale qualifica. Tatto, delicatezza? Mah, non saprei, secondo me il più delle volte si tratta di paraculismo. Ergo, insomma, che il vero colpevole sia a piede libero, va quindi beccato. Lo spacciatore? Sì beh, sicuramente ha buona parte della colpa, perché comunque la si voglia mettere egli stava compiendo un reato. I genitori che non hanno vigilato, educato, menato se necessario? Chi può dirlo, non credo esista un manuale su come fare i genitori. Loro ci provano, ma non è garantita la perfetta riuscita dell'impresa perché, guarda caso, stiamo sempre parlando di esseri umani che per definizione sono fallibili. Escludendo pure loro chi é rimasto? Lo Stato! Sì cazzo, lo Stato, perché esso deve far sì che tali nefandezze non accadano (lo spaccio di droga) e che quindi vengano evitate certe disgrazie (un sedicenne morto per overdose). Poi comunque lo Stato non può controbattere, perché oggigiorno quale politico tenterebbe di deviare la colpa verso altri difronte al dramma che la famiglia della vittima sta vivendo? Già mi considerano un ladrone, pensa il parlamentare, se poi gli do contro finisce che ci rimetto il collo. Quindi in definita è lo Stato il colpevole perché non sensibilizza i giovani di oggi, perché non li mette al corrente di quanto sia brutta la droga, perché non li istruisce su come usare un profilattico così da evitare malattie veneree, perché non insegna loro che il Quidditch è un gioco che esiste solo in Harry Potter e quindi se ti lanci da una finestra con una scopa tra le gambe non puoi sperare di scamparla, eccetera eccetera. Fino ad arrivare alle più grosse assurdità utilizzate anche come gomma da masticare per la mascella incazzata del popolo gretto. E non prendetela sul personale.
Io sono di un altro avviso, controcorrente direi, e lo dico perché non sono un parlamentare, quindi pur rischiando di rimaner sulle palle a qualcuno credo che il mio collo ne uscirà illeso. La colpa, in definitiva, è solo del giovane Lamberto che ha deciso di assumere quella droga in quel quantitativo. Nessuno lo aveva costretto, e il pusher diciannovenne (quindi poco più grande) aveva il ruolo della tentazione, situazione con cui ci troviamo alle prese svariate volte al giorno.
Per porre rimedio ad un problema si deve riuscire ad affrontarlo a viso aperto, abbassando il dito dietro cui vorremmo nasconderci. Altrimenti, se non salta fuori la causa scatenante del tutto, mi pare improbabile riuscire a trovarne la soluzione.
Mi dispiace per i familiare del giovane morto, dico davvero, ma è bene che ognuno di noi inizi a pensare che si è e si deve essere responsabili delle proprie azioni.
Ho già sentito troppe volte affermare che i "veri" responsabili delle stragi del terrorismo islamico siamo noi perché non abbiamo accolto coi guanti bianchi i signori terroristi.
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Prima delle madri, hanno fallito Renzi e Alfano.

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Che dalla frase ormai famosissima del prefetto di Perugia Antonio Reppucci si debbano prendere le distante solo perché Renzi e Alfano l'hanno ritenuta indecente, è na strunzata, come direbbe l'esimo Reppucci.

Il prefetto, durante una conferenza riguardante la tossicodipendenza,  ha detto con linguaggio colorito e poco forbito che la famiglia prima di tutto deve vigilare sui propri figli, sulla loro salute mentale e quindi su eventuali vizi poco sani come quello della droga.
Credo che tutti si possa essere d'accordo con il sopracitato, perché certo magistratura e forze dell'ordine non possono educare i giovani italiani, al massimo punirli, ma gli insegnamenti basilari devono provenire da nucleo famigliare, da mamma e babbo.

Al limite della cordialità, visto il contesto, ha detto che una madre ha fallito se non si accorge della tossicodipendenza del figlio, e che dovrebbe suicidarsi.
Uscita poco felice, molto dura e forse offensiva per quelle madri che non hanno nè tempo nè modo per occuparsi della prole come si deve, ma è chiaro a tutti che il prefetto intendesse tutto tranne che incitare al suicidio delle donne.

Il nocciolo della questione è che tutti noi pretendiamo che le forze dell'ordine facciano piazza pulita di spacciatori, e nel caso in cui un giovane si avvicini alla tossicodipendenze  attribuiamo la responsabilità di questo fatto alla negligenza di Polizia e Carabinieri.
Errore madornale, poiché chiunque non dovrebbe avvicinarsi a quel mondo non per timore d'essere colto in flagranza, ma bensì per una etica personale ed anche per la cultura che i genitori hanno deciso di trasmettere.
I primi responsabili sono le persone vicine al giovane in questione, cioè i parenti stretti.

Secondo punto.
L'indignazione record del premier e del Ministro dell'Interno è nauseante.
In ogni comune e provincia ci sono sprechi, comportamenti dei politici locali inaccettabili che dovrebbero essere sanzionati non solo eticamente ma anche penalmente.
Che Renzi e Alfano se la prendano così tanto per una battuta ruvida ma ricolma di verità ci segnala quanto questi due, e forse il governo intero, pensino più alla forma che alla sostanza.

Questo è il governo del dire, altro che il governo del fare.
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Carenze ed eccessi di libertà.

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C’è una differenza abissale tra il proporre la riapertura delle case chiuse facendole gestire dallo Stato e proporre invece l’apertura di “negozi” dove si possa acquistare la droga, leggera o pesante che sia, quelli che ad Amsterdam conosciamo come Coffee Shop. Premetto che differenziare le droghe in leggere o pesanti, a parer mio, è sia giusto che sbagliato: non si può negare che una canna sia meno dannosa di un’iniezione di eroina, ma neanche tramite questo tentare di far passare gli spinelli come delle sigarette magiche.
Si ascoltano delle imprecisioni riguardanti il problema che ho segnalato all’inizio, ovvero si parla di legalizzazione della prostituzione e delle droghe leggere. Non si possono legalizzare queste due cose poichè lo sono già, in quanto non esiste una legge che vieti di farsi pagare per fare sesso nè di drogarsi. Vogliamo dire che sono tollerate? Possiamo, anche se secondo me rimane inesatto in quanto la libertà di fare del proprio corpo e della propria salute quel che cavolo vogliamo rientra in quella sfera di diritti inalienabili che ogni uomo ha. I puritani che si scagliano contro chi sostiene queste mie stesse idee sono semplicemente fuori luogo, perché non è certo concepibile uno Stato che riesca a decidere cosa i suoi cittadini possono o non possono fare della propria esistenza senza per altro danneggiarli minimamente, cioè riuscire a prendere tutte e dico tutte decisioni buone. 
A questo proposito solo una cosa lo Stato potrebbe fare, ovvero riaprire le case chiuse, i bordelli per capirci, dove le prostitute possano esercitare la loro professione in sicurezza e in condizioni igieniche decenti, senza essere alla mercé dei balordi nottambuli e così anche colpendo maggiormente i reati legati alla prostituzione, cosa che evidentemente risulta impossibile avendo il territorio nazionale ricoperto di donne sul ciglio delle strade. 
Personalmente reputo la vendita del proprio corpo qualcosa di svilente ed anche di immorale, ancor di più per chi è disposto a pagare per possedere una donna o un uomo. Però la mia morale non è quella di tutti, non si possono vietare certi tipi di azioni solo perché forse, probabilmente la maggior parte delle persone le ritengono moralmente reprensibili, poichè una parte a quanto pare non la vede così ed anche perchè questa azione specifica (prostituirsi) non danneggia certo il prossimo. Uno Stato che abbia a cuore la vita di tutti i suoi cittadini deve semplicemente dar loro la possibilità di vivere serenamente e soprattutto con dignità, cosa non garantita a delle persone costrette a lavorare sui marciapiedi di notte.
Le droghe portano alla morte, più o meno velocemente, più o meno dolorosamente, ma tutte hanno quel fine. Lo Stato non può impedire ad un soggetto di autolesionarsi fino a suicidarsi praticamente, ma neanche può rendersi complice di comportamenti distruttivi per i suoi cittadini. Non c’entra assolutamente niente il monopolio che lo Stato ha sulle sigarette, oggetti notoriamente dannosi, per il semplice motivo che le sigarette non ti spappolano il cervello, non ti portano automaticamente alla morte e non danno quell’assuefazione micidiale che invece danno le droghe. Posso fumare cento sigarette ogni ora ed essere perfettamente in grado di guidare, se fumo cento spinelli non saprei neanche stare in piedi, ergo delle differenze ci sono eccome.
Altra questione è invece l’eutanasia resa legale in alcuni paesi e resa abominevole in paesi come il Belgio e l’Olanda. In Belgio da poco è passata una legge che permette a chiunque di farsi sopprimere, senza limiti d’età, senza che i genitori possano opporsi, semplicemente ricevendo l’idoneità da un medico che attesti la capacità di intendere e di volere di colui che vuole morire. In Olanda pare che i genitori possano far sopprimere i figli con gravi disturbi mentali, e mi si accappona la pelle per un solo semplice motivo: uno Stato che crede di poter sapere (o crede che un medico possa sapere) quale tipo di vita possa essere vissuta, quindi decretando che un soggetto anormale abbia una vita che non merita d’essere vissuta poichè tale, non per altri motivi. E’ evidente l’intrusione dello Stato in una sfera che non gli appartiene, e che non appartiene a nessuno, poichè il progresso umano può non avere limiti, ma sicuramente mai e poi mai potremo comportarci come se fossimo Dio.

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La legalizzazione come contraccettivo: no, direi di no.

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Sono dell’idea che un governo si possa contemporaneamente occupare di più esigenze, di diversa importanza e che tocchino tasti totalmente diversi fra loro. Soprattutto se il governo in questo è l’attuale, un governo che per me non dovrebbe esistere e quindi, se proprio lo devo avere tra le scatole, che almeno si rimbocchi le maniche a dovere.
Per me, quindi, si deve occupare sia d’economia, per quanto i risultato fin ora ottenuti siano stati catastrofici, e anche ad esempio della legalizzazione o no della marijuana. Insomma, non vedo perché l’uno debba escludere l’altro.
Quindi la questione di cui oggi si chiacchiera è anche questa, legalizzare una così detta droga leggera è giusto o no? Non ho assolutamente un’idea ben precisa, anche se credo di pendere più dalla parte del “no” che dall’altra. Il perché:
E’ inutile dire che in Italia è permesso alle persone di alcolizzarsi o di stroncarsi i polmoni fumando sigarette, quindi usare questi due fatti incontestabili quasi per giustificare la legalizzazione della maria. Da che mondo è mondo tutti bevono il vino a tavola e la grappa dopo i pasti, non è detto però che questo porti alla morte o alla dipendenza patologica da quei prodotti. E’ altresì comune che le persone fumino, senza che però dalle sigarette passino poi a droghe o veleni simili. E’ invece provato che moltissimi dipendenti da droghe pesanti (eroina ad esempio) abbiano iniziato da droghe leggere come le canne, per poi approdare alla tossico dipendenza vera e pura, quella che ti porta sicuramente alla morte. Inoltre bersi due bicchieri di vino o fumarsi un pacchetto di sigarette in un’ora non manda in bambola il cervello come invece fa anche un solo spinello. Guarda caso si può guidare pur avendo bevuto con un limite di 0.5, mentre anche solo avendo fatto una peata di canna non ci si può assolutamente mettere alla guida. Insomma, gli effetti sul nostro corpo sono nettamente diversi. Si vuol poi dire che lo Stato italiano ammette l’uso di sostanze nocive (vedi quelle contenute nelle sigarette), ci guadagna molti soldi e poi ne disincentiva l’uso tramite scritte funeste di colore nero tanto per ripulirsi la coscienza. E che fa la solita cosa con il gioco d’azzardo. Sono fatti veri ed incontestabili, ma una incoerente gestione di queste situazioni non deve certo portare allo sbando più completo, quindi legalizzare qualsiasi cosa nociva esistente sulla terra.
In molti dicono che legalizzare l’erba servirebbe a disincentivarne l’uso (frequente soprattutto nei giovani. E’ visto come una specie di bravata, tanto per fare i trasgressivi da quattro soldi) e a combattere i cartelli del mercato delle droghe. Possibile, non lo nego.
Credo però che in questo modo lo Stato è come se si calasse le braghe e si mettesse a novanta, come dire “ok ho fallito, non so combattere la delinquenza e quindi legalizzo ciò che era prima illegale ma che non sono riuscito a controllare”. Vedete, durante gli anni di piombo e durante le stragi di mafia, lo Stato italiano avrebbe potuto tranquillamente accettare le richieste dei terroristi e dei mafiosi così da placare le loro ire ed evitare che la guerra interna continuasse. Beh, non andò così. Lo Stato si comportò nel modo opposto, ovvero seriamente e respinse a colpi di legge e di pugno di ferro le stragi terroristiche e mafiose. La storiella sulla trattativa stato-mafia lasciamola sognare ai complottisti nati come Travaglio, la verità è un’altra. In questo modo deve fare pure oggi, se veramente c’è l’esigenza di arginare il mercato illegale della droga: combatterlo senza piegarsi minimamente all’andazzo sconsiderato e osceno che molti auspicano come status perenne. Anche perché non vorrei che poi una città come Roma o come Milano diventasse una squallida imitazione di Amsterdam, già di per sè squallido ricettacolo di tossici dipendenti o di ragazzi vogliosi di provare, una specie di paesi dei balocchi. Evitiamo che il Governo si comporti come Lucignolo.

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