"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".
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Immigrazione: il naufragio dell'impopolare sinistra italiana

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Salvini ha fatto molto e più di quanto ci saremmo aspettati. Al netto dei tecnicismi e delle disposizioni di cui tutti si infischiano, la parola d’ordine da qui in avanti sarà “zero clandestini”. Le intenzioni sono fondamentali in tempi come questi in cui il battaglione degli immigrazionisti, da Saviano alla Boldrini a Strada, organizza un fuoco incessante contro chi decide di imboccare la strada dell’ordine e della riscossione della sovranità nazionale. Le intenzioni sono fondamentali perché l’immigrazione clandestina di massa, che per modalità sembra più una deportazione, è divenuta lo spartiacque tra coloro che mirano alla sostituzione etnica e numerica degli autoctoni con gli afro-islamici e coloro che, al contrario, giudicano questo andazzo come una perdita di sé stessi, uno sfaldamento delle fondamenta culturali su cui si regge una nazione e un piano vigliacco elaborato da pochi contro molti. Che l’Europa si giri dall’altra parte e si limiti a dire che l’essenziale è salvare vite è la prova provante del fatto che del nostro destino siamo solo noi gli artefici. Oggi più che mai.

Per capirlo ci sono voluti alcuni governi di sinistra e circa seicentomila clandestini entrati in Italia: ogni paese tira l’acqua al proprio mulino, e la velleitaria speranza che gli altri si facciano portatori dei nostri interessi rimarrà appunto tale. Chiacchiere, aria fritta, roba da meeting a Bruxelles in cui, tra sorrisi e aperitivi, si condanna Orban e il mostro Trump. Le istituzioni europee si sono scollate dalla realtà quotidiana che genera ansie e preoccupazioni, limitandosi a bacchettare lo scolaro impertinente tramite lo spauracchio dei mercati e dello spread. Il Partito democratico e i suoi colonnelli si accodano silenziosamente. Dopo la rimbussolata del 4 marzo, essi ritengono opportuno concentrarsi sulla presunta anima fascista e razzista dell’attuale governo. Le bacchettate, dunque, le meritano più che altro loro. E fanno tutto questo pazziare, stralunati come sono, fingendo di non ricordare che negli ultimi sette anni hanno retto loro i governi scrivendone e attuandone i programmi.

Clandestini zero perché? Il motivo è drammaticamente semplice: una nazione è sovrana all’interno dei propri confini, e questi ultimi rappresentano la differenza che c’è tra il paese Italia e una spiaggia libera: non è consentito entrarvi senza permesso e violando le leggi in proposito. Laddove avvenisse tutto ciò, il paese in questione cesserebbe di essere tale, perdendo prima di tutto il potere che, per sua stessa natura, esso impone all’interno dei propri confini. Poiché un paese privo di sovranità, privo di forza da imporre ai suoi cittadini, privo della personalità idonea per far stilare all’organo legislativo una lista di leggi imperative per tutti, si trasformerebbe in un’entità astratta e in una terra di nessuno. Chiunque vi approderebbe, vi pianterebbe il proprio vessillo, imporrebbe i propri usi e costumi e si batterebbe per controllare sempre maggiori porzioni di territorio. In un paese di questo tipo, accadrebbe ciò che è accaduto a Pisa pochi giorni or sono: un gruppo di venditori abusivi immigrati ha aggredito una pattuglia dei carabinieri obbligandoli a battere in ritirata. I miopi trascurano questi eventi particolari. I miopi o coloro che godono del caos. Quel gruppo di stranieri colto in flagranza di reato (vendevano appunto merce contraffatta e senza permessi) ha tecnicamente imposto la propria legge in quella porzione di territorio, ha cacciato il nemico, l’avversario, colui che voleva riportare la sovranità italiana in quella zona, ovvero le forze dell’ordine, e ha scolpito nello spazio e nella storia un messaggio chiaro e terribile: siamo riusciti a scalzare lo Stato dal suo ruolo di garante dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza. Una breccia è stata aperta.

La pretesa di accogliere chiunque senza imporre alcuna regole, elargendo a piene mani diritti senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, va di pari passo con l’idea assurda che la cittadinanza sia possa concedere a chicchessia. E allora le ipotesi sono due: o si ritiene la cittadinanza un mero pezzo di carta, o si ritiene che chiunque possa divenire italiano perché il concetto stesso di italianità è ormai vuoto, privo di significato, come un secchio senz’acqua pronto ad essere riempito dal primo che passa. È una follia lucida e cinica che viene travestita da umanitarismo, da filantropia, da preoccupazione per i più deboli: tutte minchiate che servono per poter relegare il dissidente nel perimetro del pericoloso razzista e fascista, termini di cui ormai viene fatto un uso quotidianamente stupido. Insomma, se la lingua italiana ha ancora un significato, qualcuno dovrebbe dire al signor Gino Strada che il ministro Salvini non ha mai parlato di superiorità razziale nei confronti degli immigrati, e dunque la sua accusa di razzismo è priva di senso oltreché infamante. Pensate poi che di recente il presidente del Partito democratico, tale Orfini, ha accusato sottovoce l’ex ministro Minniti di aver favorito l’ascesa della destra con il suo piano di contrasto delle partenze dei migranti. Tradotto dal politichese, egli ha affermato che Minniti non avrebbe dovuto combattere il flusdo di clandestini come in effetti ha cercato di fare, perché in tal modo ha implicitamente dato ragione a coloro che da anni proponevano quella identica strategia. Il bene di un popolo, del tuo popolo, sacrificato sull’altare dei sondaggi.

Oltretutto, Malta è il porto sicuro più vicino ove queste Ong possono approdare. La pretesa di avere un’area di competenza di 250mila chilometri quadrati che si estende dalla Tunisia alla Grecia, coi relativi introiti derivanti dalla pesca e dalla prospezione petrolifera, affermando però al contempo di non essere in grado di accogliere immigrati risulta una presa in giro nei confronti di chi si è fatto carico per anni dei clandestini che si muovevano verso la Sacra Unione europea. E sembra che nel 2015 il prode Matteo Renzi avesse stretto un accordo col suo omologo Joseph Muscat (allora primo ministro maltese) per il quale, in cambio di alcuni diritti di prospezione petrolifera, l’Italia si sarebbe accollata tutti i migranti. Frontex, la guardia costiere europea, ha confermato tra l’altro che il solito governo Renzi barattò della flessibilità sui conti italiani con l’apertura incondizionata delle frontiere. Rivelazioni devastanti che danno l’idea di come nei precedenti anni sia stato svolto un meticoloso lavoro di destrutturazione dell’Italia, di disintegrazione dell’anima di questo paese ottenuta tramite la messa al bando di certe opinioni (le nostre) e con proposte suicide quali far divenire italiani coloro che mai potranno esserlo.
Ha detto Gino Strada che, a causa del ministro Salvini, potrebbe decidere di abbandonare questo paese. Siamo certi che molte Ong vorrebbe avere l’onore di averlo a bordo, trasportandolo magari in uno degli shit holes di cui parlava il buon Trump e di cui ‘sti filantropi d’accatto sembrano innamorati, prima che sia la nostra Italia a trasformarsi in un cesso senza porte.

Lorenzo Zuppini


Il Primato Nazionale - 11 giugno 2018

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Se per la Boldrini la priorità è insegnare agli immigrati la storia della Resistenza.

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La notizia di oggi che mi diverte e attrae la mia curiosità a tal punto da doverne scrivere qualcosa non riguarda le dimissioni mai avvenute del sindaco di Roma, o le cene al ristorante con la moglie che faceva passare per spese istituzionali, oppure i ventimila euro che egli stupidamente dice di voler regalare ai romani (ma chi cazzo sei, Robin Hood?!). No, la vera notizia riguarda il solito lampo di genio della nostra presidentessa della Camera Laura Boldrini la quale, il 25 aprile, festeggiando la
Liberazione, disse che "molti dei giovani immigrati che vengono in Italia sono dei partigiani nel loro Paese". Sorvolando sul fatto che questa è fondamentalmente una idiozia, perché se un ragazzo fa il partigiano nel proprio paese è lì che rimane, visto che il suo scopo è quello di liberare casa propria dal tiranno di turno, è interessante evidenziare che dopo tale castroneria i volontari della onlus di Santa Croce sull'Arno fondata da don Cristiani hanno colto la palla al balzo ed organizzato delle lezioni per un gruppo di immigrati riguardanti "la storia della resistenza italiana ed il ruolo dei giovani per conquistare la libertà e la democrazia".
Micidiale. Laura Boldrini, seguita da questi altri gèni che col loro volontariato dovrebbero facilitare l'integrazione degli immigrati in Italia, ritiene senza scherzare che sia prioritario insegnare a questi poveri diavoli chi cavolo fossero i partigiani, dove dormissero, quanto fossero fighi, sorvolando ovviamente sulle nefandezze da loro commesse e su quanto essi sarebbero stati inutili senza l'intervento degli Stati Uniti. Come una puntura su un elefante, queste sono le proporzioni.
Il motto della onlus in questione è diffondere una cultura di pace, e facendo finta di credere che i partigiani combattessero unicamente per la libertà e la democrazia (ormai anche i muri sanno che il loro scopo principale era instaurare la dittatura del proletariato), è evidente che comunque anche i partigiani combattessero sparando ed uccidendo, quindi cultura di pace un corno!
Ma il vero motivo che non è chiaro a noi zoticoni è che questi immigrati devono studiare uno dei periodi fondanti della nazione che li ospita. Chiaramente lo ritiene tale la Boldrini, la quale a pochi giorni dal 25 aprile annunciò che secondo lei dovremmo abbattere l'obelisco di marmo recante la scritta "Mussolini Dux" che risiede indisturbato a Roma dagli anni trenta. Tanto per render chiaro quanto sia libera da vincoli ideologici la nostra presidentessa della Camera. 
Provo a dar qualche idea supplementare, così da rendere i nostri immigrati ancor più dotti sulla nostra storia. Potremmo loro spiegare cosa accadde il 17 marzo 1861, quando venne conferito il titolo di re d'Italia a Vittorio Emanuele II. Oppure la svolta del 3 novembre 1903, in cui Giolitti diede inizio ad una serie di riforme politiche e sociali e di modernizzazione del paese. Ancora, cosa accadde il 30 ottobre del '22, data che segna l'avvento del fascismo e che è leggermente fondamentale anche per la sua amata Resistenza. Potremmo sennò spiegar loro che il 22 dicembre del '47 venne approvata la nostra Costituzione che entro in vigore il primo gennaio del '48. Sarebbe anche interessante spiegar loro cosa accadde durante gli anni di piombo, soprattutto dir loro che il 9 maggio del '78 venne rinvenuto il cadavere di un certo Moro, segnando così il culmine dell'attacco delle forze terroristiche rosse allo Stato. E andar avanti così, per approdare a Tangentopoli e all'avvento del Berlusca. Eventi fondamentali della storia nostra che non capisco con quale criterio debbano esser messi in secondo piano. Anzi, del tutto oscurati.
Ecco, il mio suggerimento è questo: spieghiamo agli immigrati tutta questa storia ancor prima di dar loro un pezzo di pane e un bicchier d'acqua, così presi dallo sconforto faranno i bagagli e prenderanno la via di casa.
Meglio partigiano nel mio paese, penseranno, che studente in Italia dalla Boldrini.
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Un 25 aprile falsificato.

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E' passato pure quest'anno il 25 aprile con la relativa festa, i relativi e banali post su Facebook e Twitter e le solite reazioni indignate contro chi, per un motivo o per un altro, non ha stappato bottiglie per l'occasione. Io non ho festeggiato alcunché, sia perché seriamente provato dalla serata precedente, sia perché mi pare del tutto ovvio esser felici di vivere in una democrazia e non più in una dittatura. Non c'è bisogno di ribadirlo, difatti il 25 aprile di ogni anno ho la netta sensazione che si voglia esaltare dei personaggi e non piuttosto il risultato ottenuto. Mi spiego meglio: girando per la città, sbirciando profili sui vari social network, leggendo qualche quotidiano, mi accorgo che si tende a festeggiare quelli che un tempo venivano chiamati "partigiani", esaltando le loro gesta, il loro coraggio, indignandosi per la ferocia nazista, senza minimamente far riferimento a fatti storici e alle loro conseguenze. Ad esempio, parlando di ferocia nazista e resistenza partigiana, viene sicuramente in mente l'eccidio delle Fosse Ardeatine, contesto nel quale i tedeschi uccisero trecentotrentacinque italiani dopo aver subito un attentato da parte di alcuni membri dei GAP romani. Venne effettuato quel massacro mediante rappresaglia poiché i partigiani responsabili dell'attentato ai nazisti non si presentarono alla loro chiamata, ovvero quando i tedeschi minacciarono di uccidere dieci italiani per ogni loro soldato morto. Molte fonti omettono questo particolare facendo riferimento solo al massacro compiuto dai nazisti, insabbiando quindi la responsabilità e la vigliaccheria di quegli italiani partigiani autori dell'attentato. Questo è uno degli esempi che evidenziano la volontà della maggioranza dei partigiani di spodestare i nazifascisti non per garantire la libertà all'Italia che mancava da troppi anni, piuttosto per insediare la dittatura del proletariato. A chi è ancora scettico al riguardo consiglio i libri revisionisti di tale periodi di Pansa o semplicemente di leggere la storia del Pci che sarebbe nato di lì a poco, e del suo stretto legame con Mosca e col comunismo russo al quale i comunisti italiani si ispiravano.
E' assurdo veder sventolare ogni 25 aprile nelle piazze in festa le bandiere rosse con la falce e il martello, perché il significato di quel simbolo è incompatibile coi concetti di libertà e democrazia. E inoltre dobbiamo sorbirci i discorsi insensati della Boldrini che incinta i giovani a resistere anche oggi. Ma resistere a cosa? A quale dittatura dobbiamo ribellarci? Il movimento partigiano in sé fu qualcosa di ovviamente positivo, poiché ribellarsi a chi invade il tuo paese è sintomo di patriottismo, sentimento che non si può non esaltare. Ma senza l'intervento degli Stati Uniti, col successivo piano Marshall, le gesta partigiane ai danni degli invasori avrebbero avuto lo stesso effetto di una puntura di zanzara su un elefante. Eppure nessuno sventola mai la bandiera a stelle e strisce. Sarà mica che pure questo evento viene strumentalizzato da certi personaggi per far proselitismo e raccontar le solite balle?
Mica per altro, è che già ci pensano i libri scolastici, almeno le piazze lasciatele stare.
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I buonisti hanno sulla coscienza i settecento immigrati morti.

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Sono settecento e sono davvero tanti. La colpa è di qualcuno, dev'esser di qualcuno, perché settecento anime morte annegate in questo modo gridano vendetta. Sono infatti le modalità che rendono questo fatto increscioso, grottesco. Esistono molti precedenti, segno che questo problema si pone ai nostri politici da anni. Il Mediterraneo è ormai un cimitero, il punto di non ritorno per migliaia di persone che, nell'illusione di trovare lavoro e felicità, si imbarcano su delle bagnarole con accanto gli aguzzini che pure organizzano il viaggio. Mafie nostrane e straniere fanno soldi a carrettate col mercimonio di persone che ormai si è trasformato in un mercato. Dovrebbero scontrarsi, questi scafisti che con difficoltà chiamo esseri umani, con le leggi intransigenti dell'Italia e dell'Europa, ma essendo quest'ultima inesistente quando la situazione lo richiede, almeno la prima dovrebbe far di tutto per evitare certi disastri combattendo chi ne trae profitto. Speranza vana. Il Papa che Roma accoglie fa demagogia e populismo citando versetti vengelici che predicano l'aiuto ai bisognosi, che comandano di dar da bere agli assetati e pane agli affamati, ma qui di pane di acqua ce n'è sempre di meno. La Presidentessa della Camera rilascia interviste che sotto il profilo contenutistico son pari ad un guscio vuoto, ripropone le solite frasi melenze ed intrise di irresponsabile buonismo sul nostro dovere di accogliere indiscriminatamente chiunque, senza fare riferimento ai dati riguardanti lo scorso anno: nove mila immigrati su trecentosessanta mila hanno ottenuto l'asilo politico, dunque gli altri sono arrivati qui per ragioni economiche od altro, quindi senza il diritto internazionalmente riconosciuto di essere accolti. La signora Boldrini rappresenta un'istituzione della Repubblica eppure non è affatto super partes come invece la legge vorrebbe: se le dà di santa ragione col Salvini che, apprezzabile o meno, espone le sue idee e fa anche campagna elettorale. Lei, rispondendo colpo su colpo, viola il suo dovere d'esser sopra le parti, porta avanti le tesi del suo partito (Sel) e quindi fa ingiustamente campagna elettorale. Ma in che mani siamo finiti?
E il governo? Aria fritta, questa è l'espressione più azzeccata. E' terminato da poco il semestre europeo a conduzione italiana, ma l'enorme problema di immigrazione selvaggia che ammorba l'Italia e gli italiani, evidentemente, non è stato trattato. E questa sarebbe la giovinezza al potere? Ho sempre avuto ragione nel dire che l'età non conta, perché per esser buoni politici si deve essere, prima di tutto, capaci. La capacità è data dall'esperienza, e dubito che un trentottenne arrogante ne disponga.
Il Renzi dovrebbe parlar chiaro: i posti di lavoro non ci sono neanche per gli italiani, quindi tanto meno per gli stranieri pieni di belle speranze. Ed uno stipendio che garantisca autonomia economica e vita dignitosa è indispensabile per potersi integrare. Permetter loro di arrivar qui, non garantirgli un posto di lavoro, quindi una casa, alimentare il conflitto sociale tra poveri costringendo gli immigrati all'accattonaggio, è inimmaginabile per un Paese occidentale in cui la dignità della persona è al centro dell'interesse collettivo. Senza pensare al rischio che quei disgraziati corrono durante la traversata del Mediterraneo. Sorvolando sugli scandali romani che hanno riguardato certe cooperative rosse che lucravano sull'immigrazione clandestina. Facendo finta di non ricordare quella sinistra viscida che spalleggiò Obama e Sarkozy quando scatenarono la Primavera araba col solo intento di fregar Berlusconi.
Avrei un paio di idee su come risolvere il problema (anche) da soli, ma mi fermo qui.
Io dico che costoro hanno di che riflettere, perché non è possibile continuare ad incolpare di un problema chi quel problema lo solleva.
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L’altra faccia della libertà d’espressione.

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Partendo dal presupposto del tutte le idee sono esprimibili, per un fatto di libertà individuale immancabile e anche perché sarebbe difficilissimo riuscire ad elencare tutte quelle idee non meritevoli d’attenzione, si deve però riconoscere che in Italia non esattamente tutto può essere trasferito dalla mente alla bocca ed espresso sotto forma di parole, quantomeno è data la formale possibilità di farlo sapendo però implicitamente che se si toccano alcuni particolari argomenti si può essere tacciati di razzismo od omofobia. Queste sono le accuse che oggigiorno vanno più di moda. Ad esempio non posso affermare serenamente che la sig.ra Kyenge sia stata un disastro nel suo lavoro e che le sia stato affidato il Ministero dell’integrazione solo perché di colore e non le è stato mai mosso alcun rimprovero dagli organi statali per i suoi numerosi insuccessi od uscite al limite della presa per il culo ancora per questo motivo, per il colore della sua pelle. Non giustifico chi la paragonò ad un Orango, ma certo non posso riservarle maggior attenzione perché negra, anzi molto semplicemente mi indigno per le offese a lei recate come per le offese volte alla sig.ra Boldrini. Non capisco proprio perché se di colore una persona meriti più attenzioni: sono forse perseguitate da qualche rimasuglio di Ku Klux Klan? Non le sono riconosciute le libertà fondamentali? E poi diciamoci la verità, siamo sicuri che un’offesa ad una donna africana riguardante le sue origini o il suo aspetto fisico sia sinonimo di razzismo? Credo di no, e credo che se si intende offendere qualcuno si cerca ovviamente l’appiglio per essere più brutali possibili, quindi ad un nano si dirà che è alto un metro e un cazzo, ad uno spilungone che assomiglia più ad un palo della luce e ad una persona di colore che assomiglia ad una scimmia. Nell’ultimo caso ci si scandalizza maggiormente e giustamente perché in passato il razzismo hitleriano ha lasciato dietro di sè sei milioni di morti ebrei, ancora ne è fresco il ricordo e quindi l’indignazione è doverosa, ma poi dietro la facciata non posso esimermi da raccontare la verità.
Caso analogo si ha per gli omosessuali e anche per i transessuali. Notizia recente è che l’ex parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria sia stata arrestata a Sochi, in Russia, per un paio di uscite a favore dell’omosessualità da quelle parti poco gradite. E’ accaduto durante le Olimpiadi, infatti la Luxuria era là come inviata del programma Le Iene, non penso come appassionata di sport. Ora, le leggi russe in materia di omosessualità sono piuttosto rigide, in particolar modo riguardo all’esternazione di questo gusto sessuale: si pensa che possa confondere i bambini e quindi inculcargli idee che non devono essere inculcate, ma non perché sbagliate, ma piuttosto perché una preferenza sessuale non può essere soggetta ad esaltazione in pubblica piazza. Rimane una preferenza soggettiva, non la si può affrontare in dibattiti o cose simili perché verrà accolta solo da chi condivide quei particolari gusti, quindi non da tutti. E’ ovvio che l’iniziativa della Luxuria sia deprecabile, fastidiosa ed inutile, soprattutto perché lei vive in Italia e qui mi pare che nessuno le rompa le scatole in riferimento alle sue scelte private, quindi perché andare a disturbare i compagni russi e soprattutto perché rivolgersi al presidente Putin con un tweet irriverente durante una gara sportiva alla quale sta partecipando pure lui e che si tiene in casa sua? Tutto questo è frutto di una concezione sbagliata ed arrogante che oggi si ha della sessualità in genere, forse in particolare per l’omosessualità: si pensa che sia una bandiera per cui combattere, da sventolare, si pensa che gli omosessuali sia persone represse, che appartengano ad un mondo parallelo che mai potrà incontrarsi con quello degli etero, che la loro lotta per accaparrarsi diritti sia legittima per definizione quando invece non lo è poiché pretendono palesemente troppo (vedi adozioni) e con troppa vorace indecenza (vedi gay pride e simili). La Luxuria fa parte di un mondo di privilegiati, ovvero i politici, ed ha compiuto in passato una scelta importante e rispettabile, ovvero cambiar sesso. Ci si deve fermare qui però, niente sentimentalismi od occhi gonfi di lacrime, questa è la vita che lei si è scelta per cui suppongo la gratifichi anche. Non c’è bisogno di espatriare in paesi di cui siamo amici e fare figure grottesche sventolando una bandiera immaginaria che non esiste, facendosi forte di una presunta subalternazione che in realtà non è mai esistita e soprattutto rendendo ridicoli anche tutti gli altri italiani, omo o etero, che però vivono giustamente la propria sessualità in modo intimo e privato.
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Il caso Boldrini dentro e fuori il Palazzo.

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La Boldrini ha ragione, sia riguardo la patetica scenata alla Camera a m0′ di contestazione studentesca tenuta dai penta stellati e sia riguardo dell’input  lanciato da Grillo su Facebook che ha portato ad una valanga di insulti. Sono sempre molto scettico a schierarmi dalla parte di una persona (uomo o donna non fa differenza) che si lamenta per delle offese subite, in quanto è ormai prassi comune fare la parte del cane bastonato per una qualsiasi critica un po’ più pesante del consueto. Ed ugualmente scettico sono ad appoggiare chi qualifichi un po’ troppo facilmente degli insulti come di stampo sessista, poichè l’arma del sesso la si può utilizzare per offendere, vero, ma molto spesso l’uso che ne facciamo è opportunistico e quindi neanche ci crediamo veramente a ciò che diciamo. Del tutto diverso è il caso inizialmente citato, quello riguardante il Presidente della Camera. Innanzi tutto il Parlamento è un’istituzione, non un liceo entro il quale si può urlare, insultare, impedire il corretto svolgimento dei lavori e che tantomeno si può occupare. I grillini questo non lo hanno capito, si credono gli unici bravi e responsabili lì dentro quando invece non apportano niente di concreto o di utile. Loro sono l’incarnazione di quei sentimenti rozzi ma leciti e giustificabili che da mesi e mesi circolano nel Paese, l’odio e la rabbia irrefrenabili, e il lavoro che svolgono all’interno del Palazzo ne risente fortemente in quanto caratterizzato proprio da questi due elementi pericolosi. Non va bene, non ci siamo per niente, ed è bene che quegli attimi di pura follia non si parino nuovamente davanti ai nostri occhi perché l’opposizone deve fare  il suo lavoro, ma neanche può pretendere di bloccare ad oltranza i lavori della maggioranza del Parlamento che rappresenta appunto la maggioranza degli elettori.
Uscendo per strada qual’è stata la reazione di coloro che sono estranei al Palazzo? Il primo fra tutti a reagire è stato Grillo, una sorta di capo scout che i suoi lupacchiotti devono seguire passo per passo pena l’espulsione dal partito. Egli, apparentemente senza utilizzare frasi ingiuriose, aizza il popolo grillino (quello tormentato dalla rabbia e dall’odio ) contro il Presidente Boldrini, cosicché si capisse che anche fuori dal Parlamento a molte persone non era piaciuta la “ghigliottina” utilizzata dalla Boldrini. Il finimondo più assoluto, la faccia paonazza e la bocca bavosa di coloro che avevano abboccato all’esca di Grillo me la immagino, e mi si parano davanti migliaia di persone ormai cieche e disperate che si fanno guidare dal primo aizzapopolo che la società partorisce, e pronte a giocarsi la propria dignità per rispondere all’adunata di quel fanatico genovese. Inutile dire che la maggior parte degli insulti erano a sfondo sessuale e diretti a colpire la dignità di donna che anche Laura Boldrini logicamente ha. Lei si è incazzata come una iena, e come darle torto? Il signorino Travaglio recita le sue solite stronzate perbeniste dicendo che lei deve aspettarsi delle critiche feroci e saperle incassare, ma si sa, lui sta sempre dalla parte più comoda, quella che non può essere attaccata, ed una volta era la sinistra antiberlusconiana, oggi è il Movimento 5 stelle antitutto. Un tempo un signore urlava “Vincere!” e il popolo rispondeva “E vinceremo!”, oggi un altro signore ha urlato “Boldrini!” e il popolo ha risposto “Troia!”, e la cosa che mi preoccupa di più e la somiglianza delle due situazioni.
P.S. Quando ad essere insultate erano le donne del centrodestra, tipo la Santanchè alla manifestazione di Brescia, in pochi hanno alzato la voce per difenderle e purtroppo il Presidente Boldrini fu una di queste. E guarda caso in quel frangente a Brescia le bandiere degli oppositori beceri portavano le scritte “Sinistra Ecologia e Libertà” e “Movimento 5 stelle”. Chi di offesa ferisce, di offesa perisce.

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