"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Arrestata per spaccio a Pistoia una risorsa boldriniana accolta in parrocchia

, by Lorenzo Zuppini

La notizia potrà sconvolgere voi, ma di certo non noi: un immigrato clandestino accolto da don Biancalani è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. La polizia lo ha fermato mentre vendeva una dose di hashish in un parco della città.

Grazie alla presenza dell’unità cinofila, è stato possibile effettuare un’approfondita perquisizione nella camera della parrocchia dove abitava il ventunenne proveniente dal Biafra dove è stato trovato un bilancino per pesare le dosi di droga e un oggetto per tritarla. Vista la flagranza cui è stato colto, il simpatico spacciatore è stato arrestato immediatamente e il suo compagno di stanza verrà ascoltato come possibile testimone delle attività illecito del suo amico.

Ci vuole una bella faccia tosta per pretendere una durissima applicazione della legge nei confronti di movimenti politici di cui non si apprezzano le idee (sebbene non avverse ad alcuna legge), bollandoli aprioristicamente come rigurgiti di inaccettabile razzismo ma poi, quando uno dei clandestini tanto voluti e definiti “nuove risorse” viene beccato a spacciare, dichiarare che “è un giovane proveniente da una delle regioni più martoriate dell’Africa, il Biafra”. E che “ha una storia di grandi sofferenze per la perdita prematura dei suo genitori e della sorella e per le gravi violenze subite in Libia. Accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”.

Ebbene, questa faccia tosta don Biancalani ce l’ha. E lui non ritiene normale porsi interrogativi riguardanti l’accoglienza indiscriminata di personaggi di cui non sai niente, di cui niente saprai poiché è il loro status di clandestini che ti impedisce di conoscere seriamente la loro storia e la loro identità. Saremmo degli idioti tutti noi che negli ultimi anni abbiamo provato a dire sottovoce, argomentando punto per punto, che con questa modalità di accoglienza non si faceva altro che alimentare caos, e nel caos inevitabilmente cresce la criminalità e la violenza. 

Anzi, il don più famoso d’Italia, questo filantropo de’ noantri, ci definirebbe semplicemente razzisti. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati cari a Massimo Biancalani, non è affatto normale che le istituzioni di un Paese accettino di accogliere indiscriminatamente stranieri provenienti da zone del mondo ad alto tasso di criminalità, elargendo diritti a pieni mani senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, parificando questi nuovi arrivati con coloro che quel Paese hanno contribuito a tirar sù contribuendo ogni giorno al suo mantenimento, promuovendo una sostituzione etnica provata dalla volontà di combattere la denatalità con l’importazione di stranieri, con una ossessiva propaganda per la concessione della cittadinanza facile, ed etichettando tutto ciò come “atto di civiltà”. 

Al netto di come andranno le indagini, e dell’eventuale futuro coinvolgimento di altri immigrati amici dell’arrestato, dobbiamo prendere atto del fatto che don Biancalani, e con lui una pletora di benpensanti in pantofole, è tecnicamente avverso all’Italia e alla cultura italiana per come la conosciamo tutti noi, intrisa di liberalismo, di occidentalismo, di cristianità che si è affermata tramite vere e proprio battaglie combattute contro l’invasore islamico che ha sempre guardato verso di noi come un piatto succulento da sbafarsi. 

Lo disse la sinistra Debora Serracchiani che il reato commesso da un immigrati moralmente più inaccettabile di quello commesso da un italiano perché si tratta, oltretutto, del tradimento di un tacito accordo avvenuto tra l’accolto e il Paese accogliente. Meditiamo su questo concetto, così da saper conferire la giusta gravità a questo gravissimo evento che dovrebbe anche farci aprire gli occhi sulle reali intenzioni di questi ingrati ospiti. Trentacinque euro al giorno investiti per il suo mantenimento a quanto pare erano insufficienti e dunque meritavamo lo spaccio di veleno.


I sentimenti di patriottismo e nazionalismo non sono un crimine, anzi. Affranchiamoci da questa orrenda dittatura del politicamente corretto e urliamo ai don Biancalani presenti in questo Paese che l’Italia è nostra. È degli italiani.

linealibera.info, 17 novembre 2017

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