"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Se siamo davvero liberali, allora siamo ancora tutti Charlie Hebdo.

, by Lorenzo Zuppini

Essere tutti Charlie Hebdo non significava stringerci calorosamente in un abbraccio comune in ricordo di quei martiri della libertà, massacrati con l'AK-47 dai due coranisti. Anzi, non significava solo questo. Dichiararsi tutti Charlie Hebdo significava schierarsi dalla parte della libertà, e nella situazione specifica anche schierarsi contro l'Islam e i precetti coranici che vietano tale libertà, da quella di raffigurare in modo grottesco Maometto a quella di cambiare religione per motivi personalissimi. Ebbene, se eravamo veramente paladini della libertà, se le decine di migliaia di copie del giornale satirico acquistate in Italia avevano un serio significato, se della frase di Voltaire non ci riempiamo solo la bocca ma facciamo uno stile di vita e di cultura, se insomma tutto questo è vero, allora non possiamo pretendere che vengano oscurate le vignette che Charlie Hebdo ha fatto sul terremoto che ci ha colpiti pochi giorni fa.

Hanno avuto davvero un pessimo gusto ad utilizzare questa tragedia, la nostra tragedia per riempire il loro giornale. E si sono lasciati andare anche a della facile demagogia scrivendo che quelle case che sono cadute seppellendo trecento italiani non le avevano costruite loro, bensì la mafia italiana. Non saremmo dei veri italiani se non provassimo un moto di rabbia, ma la nostra cultura liberale che incontra come solo limite quello dell'altrui libertà (il che la rende ancora più fantastica) ci impone di consentire che anche queste vignette grottesche vengano pubblicate. Potremo protestare, difenderci, difendere la memoria dei nostri fratelli morti, ma mai dovremo azzardarci a chiedere che la libertà dei vignettisti francesi venga limitata.

La nostra civiltà è nettamente superiore a quella islamica proprio perché nessun terremotato entrerà nella redazione di Charlie Hebdo proponendo la propria protesta a colpi di fucile. Nessun testo sacro ci impone di negare la libertà a certi giornalisti, imponendoci poi il dovere di punir loro con la morte in caso di violazione di tali precetti. E se anche un testo simile esistesse, il momento della secolarizzazione per noi è passato da diversi anni, mentre per loro ha ancora da venire, sempre che alla fine arrivi. 

Per questi motivi, da ottimi italiani patriottici e nazionalisti fino all'inverosimile, protesteremo e grideremo a gran voce che quelle vignette ci danno il voltastomaco e che ci saremmo aspettati dai superstiti di quella redazione un comportamento, come dire, più simile al nostro quando la furia islamista si abbatté su di loro. Concluderemo però il nostro grido di sdegno ricordando agli amici francesi che la libertà che ha permesso loro di partiorire quelle vignette sarà protetta anche dai sottoscritti.

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