"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Papa Francesco e il suo commento su Charlie Hebdo.

, by Lorenzo Zuppini

Papa Francesco è uomo d'altro mondo, opposto al Ratzinger che tutti conoscevamo, contrario alle formalità che il ruolo di Vicario di Cristo gli impone ed ha imposto da secoli ai suoi predecessori, è un Papa che vuole piacere e che per certi versi piace, ma a me no, mi convince poco.
E' una pacchianata inutile e sterile rinunciare alla croce d'oro massiccio da appendere al collo per mostrarsi sensibile alla povertà diffusa nel mondo che noi chiamiamo Terzo mondo e, ormai purtroppo, nel mondo che noi chiamiamo Occidente. A niente serve, se non a far apparire i suoi predecessori dei coglioni incolpandoli d'aver anteposto la forma alla sostanza, decisione per altro giusta se si parla di un ruolo che è riconosciuto a livello planetario anche per le sue vesti ed i suoi ornamenti. Papa Ratzinger manifestò la sua debolezza umana e la sua semplicità d'animo quando lasciò il Vaticano, quando ammise a sé stesso e al mondo intero d'essere persona realmente umile, non fu viltà, piuttosto un picco di reale sensibilità verso i problemi dell'uomo che l'istituzione della Chiesa è chiamata ad offrontare, capitanata dal Papa di turno.
Ratzinger riuscì, senza non pochi malumori, a lasciare il posto di Vescovo di Roma, Bergoglio dubito che lo farebbe, perché nei suoi comportamenti smaccatamente denigratori nei confronti dei predecessori si cela, a parar mio, una scarsa umiltà, una presa di posizione distante dai simboli che la Chiesa tramanda di Papa in Papa, un'attenzione a piccoli particolari e non alle questione fondamentali che il romano pontefice dovrebbe affrontare, oggigiorno soprattutto la difesa del cristianesimo, se non del mondo intero, dall'Islam violento e terrificante che vuole spazzar via tutti quei valori che il sovrano dello Stato della Città del Vaticano incarna.
E vengo al punto, perché non trovo cause giustificative per le parole pronunciate da Papa Francesco in alta quota, durante il suo volo verso le Filippine. Parole che pesano come macigni, sia perché in qualche modo, seppur velatamente, tendono a giustificare il terrorismo islamico e nello specifico la strage di Charlie Hebdo, sia perché rinnegano parte dei dieci comandamenti contenuti sulle tavole della legge che Dio consegnò a Mosè sul monte Sinai. Rinnegano quindi quella parte di legge cattolica contenuta in articoli ben precisi su cui ogni buon fedele dovrebbe basare le sue azioni quotidiane, figuriamoci il Papa. E' stata un'uscita, la sua, che peccava di un cattivo gusto particolare perché intriso fino al midollo di buonismo e misticismo, perché tenta di archiviare con una battuta una questione vitale per tutti noi e che contravviene alla legge biblica "porgi l'altra guancia", precetto a cui io di certo non omologo il mio comportamento ma che almeno formalmente dovrebbe ricevere il dovuto rispetto da uno degli appartenenti ai chierici regolari della Compagnia di Gesù.
La formalità, come dicevo prima, non può esser disattesa, non dal Papa. E dallo stesso Papa chiunque si sarebbe aspettato un commento umano più saggio e meno facilone, meno irridente della questione di Charlie Hebdo ma che poi si estende anche oltre i confini della capitale francese.
E' un Papa che vorrebbe piacere, e a me non piace affatto.

0 commenti:

Posta un commento