"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

La mafia romana sbugiarda Renzi.

, by Lorenzo Zuppini

Renzi è un dilettante della politica nonostante faccia il politico da vent'anni, perché la politica non si riduce al Parlamento e agli stipendi altissimi e alle leggi, decreti legge e decreti legislativi. No, la politica è molto più ampia, e si è protagonisti di questo fenomeno in un Consiglio comunale tanto quanto nel Parlamento europeo, e si è tanto più responsabili di ciò che si dice, degli slogan che si usa, delle bandiere sventolate, quanto più si riesce a far presa sul popolo bisognoso di risposte e purtroppo irrimediabilmente credulone. Gli ultimi vent'anni di politica, il successo di Berlusconi, di Grillo e quello attuale di Renzi ne sono la prova.
Renzi, come dicevo, è un ragazzo alle prime armi per quanto il suo eloquio abbia forse convinto anche quegli Arcinemici di Berlusconi che in vent'anni non hanno creduto ad una, e dico una, parola pronunciata da quell'uomo che negli anni precedenti aveva in ogni modo dato prova del suo valore, del suo genio. Renzi gioca d'astuzia, tergiversa e ci scarica addosso una tale quantità di parole e di promesse che ad un certo punto smetti di ascoltare e ti illudi che non possano essere tutte parole al vento, che gli hashtag pieni di speranza contengano una speranza concreta, che lui abbia veramente un piano serio, ma di fronte a certa evidenza ti cadono le braccia e scuoti la testa, convincendoti che lui più di tutti sia un pifferaio magico.
I fatti riguardanti la mafia romana ne sono la prova perfetta.
Abbiamo assistito in questi dieci mesi circa di governo dei giovani rampanti una inesorabile resa di fronte al fenomeno immigrazione. Mare Nostrum e la cancellazione del reato di immigrazione clandestina ne sono una prova. Veniamo a scoprire poi, qualche giorno fa, che a Roma certi tipi loschi e malavitosi hanno fatto i miliardi sfruttando questa transumanza composta da disgraziati ma anche da furbetti che si sono infilati nel mucchio per creare l'avamposto in Occidente di quella che ormai è l'offensiva finale dell'Islam contro noialtri. Insomma abbiamo capito finalmente che le critiche a questa immigrazione selvaggia ed incontrollata non sono frutto di un razzismo innato, ma la percezione che un fenomeno del tutto normale di cui sono stati protagonisti anche i nostri bisnonni stava assumendo l'aspetto sia d'una minaccia bell'e buona, sia di un succulento piatto in cui le mafie potevano sfamarsi. Renzi che voleva salvare l'Italia di niente si è accorto, o forse gli sembrava troppo rischioso dare ragione a quelli che i suoi compari di partito definivano razzisti, fascisti e nazisti. Insomma, un conto è abolire l'articolo 18, un conto è fermare l'immigrazione, quindi smettere di far ciò che è stato il cavallo di battaglia della sinistra italiana, ovvero aiutare i più deboli, i bisognosi, senza se e senza ma, quindi beccandosi anche delle colossali fregature.
Arrivati a questo punto, come il premier ha intenzione di arginare l'ondata di criminalità? Udite, udite, aumentando le pene. Il pivello, insomma, sta perdendo il controllo, perché anziché eliminare il problema alla radice regolamentando l'immigrazione, quindi pur di non ammettere l'errore, egli pensa che annunciando un giro di vite otterrà il pentimento di tutti i Buzzi e Carminati d'Italia.
Basterebbe fare un passo indietro e applicare meticolosamente le leggi in vigore, anziché rilanciarsi sulla annuncite.
Ma si sa, a molti giovani appartiene l'arroganza, e Renzi ne è un chiaro esempio.

0 commenti:

Posta un commento