"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".
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Immigrazione e reddito di cittadinanza uniti da un filo rosso

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L’assistenzialismo deprime e deresponsabilizza. Se avviene in territori afflitti da un certo tasso di povertà, si trasforma in catastrofe sociale. C’è qualcosa che connette la proposta grillesca del reddito di cittadinanza, loro cavallo di battaglia, e il cartellone pubblicitario issato dagli irresponsabili governanti nostrani e rivolto verso l’Africa per invogliare i suoi cittadini a sbarcare da noi. Di fondo, in entrambi i casi, v’è un proclametto da leggere tra le righe: otterrete senza faticare e senza merito alcuno, se non quello di dichiararsi bisognosi. Nessun buon padre di famiglia utilizzerebbe questo sistema educativo coi propri figli, sono difatti tipiche le ramanzine impartite dai genitori del genere “ai miei facevo, lavoravo, sudavo per guadagnarmi ciò che desideravo”. Potremmo dire, senza sentirci fischiare le orecchie, che ciò che maggiormente ci si conquista faticando è la libertà, l’affrancamento dalla potestà di qualcun altro. Quel cordone ombelicale che né il Movimento 5 stelle né la sinistra che ci ha governati conoscono. 

Da un lato abbiamo una proposta suicida che consiste nel regalare una certa somma mensile a chiunque non abbia un lavoro, pattuendo con quest’ultimo che debba accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che lo Stato si premunirà di presentargli. Evidenziamo un paio di aspetti di questa inquietante storiella: ad un disoccupato lo Stato propone di stare sul divano percependo una paghetta mensile in attesa che qualcuno gli trovi un lavoro; questo terzo soggetto (lo Stato, ripetiamo) gli proporrà tre posti di lavoro obbligandolo ad accettarne uno, con tanti saluti a quella realizzazione personale che ognuno di noi ricerca e individua organizzando autonomamente la propria esistenza, probabilmente anche decidendo di non lavorare e non per questo pretendendo un mantenimento quasi paterno. Nel caso di specie, la follia è talmente folle che il voto a pentastellati e alla loro proposta arriva da tutta una serie di territori del Belpaese noti per la pochissima produttività e la notevole disoccupazione, preferendo questa ricetta all’abbassamento di tasse proposto dai rivali di centrodestra. Ad un affamato voi dareste un pesce od una canna da pesca? Ed è normale che intere sacche di territorio non abbiano minimamente sentore di questa deriva pericolosa, incaponendosi a scartare le misure che renderebbero quelle zone un terreno fertile per aziende nuove e vecchie?


Vorremmo, anzi vorrebbero, integrare centinaia di migliaia di afro-islamici permettendogli di varcare i nostri confini aldilà di qualsiasi regola e garantendogli, una volta insediatisi in Italia, dai 35 ai 45 euro giornalieri investiti per il loro mantenimento. In questo caso alla follia diseducativa si aggiunge un paradosso: lo Stato, che notoriamente piange miseria, si rende teoricamente disponibile a mantenere un numero imprecisato di clandestini per un numero imprecisato di anni, senza aver peraltro da proporgli alcun impegno lavorativo. Quando nella prima parte del XX secolo gli europei emigravano negli Stati Uniti, dopo aver subito tutta una serie di controlli meticolosi nel porto, venivano messi di fronte ad una condizione: potrete rimanere se renderete fertile e produttivo il terreno che questo governo vi regalerà, e al contrario sarete espulsi se dopo alcuni mesi verrà provata la vostra indolenza. Sorvolando sulla differenza di capacità d’offerta che ci distingue dagli Stati Uniti di allora, l’esempio è calzante per comprendere quanto l’impegno personale sia fondamentale per la concreta realizzazione personale che passa, inevitabilmente, per quella professionale. Al contrario, noi, anzi loro, all’immigrato irregolare hanno proposto di attaccarsi come una sanguisuga al corpo dell’autoctono che rimpingua le casse dello Stato pagando tasse da strozzinaggio, pensando anche di concedergli la massima onorificenza possibile per chi da un paese straniero si lascia assorbire: la cittadinanza. Sembra assurdo ma in realtà è tutto vero: l’uomo nuovo, apolide, predatore di cittadinanze facili e sfaccendato, dovrà governare questo mondo.

Le differenze che caratterizzando il mondo, rendendolo talvolta interessante, verranno appiattite su un livello infimo grazie al meticciato sanguigno e culturale, ma anche dall’annullamento delle singole istanze di tutte le persone che, normalmente, dovrebbero essere messe in condizione di dare i meglio di sé, mentre al contrario verranno indotte ad accontentarsi di poche centinaia di euro mensili attendendo la prossima proposta di lavoro fattagli recapitare dallo Stato. Finiremo, insomma, per essere degli stupidi, senza cervello e senza patria.


Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazione, 15 aprile 2018

http://www.ilprimatonazionale.it/politica/83630-83630/
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Arrestata per spaccio a Pistoia una risorsa boldriniana accolta in parrocchia

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La notizia potrà sconvolgere voi, ma di certo non noi: un immigrato clandestino accolto da don Biancalani è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. La polizia lo ha fermato mentre vendeva una dose di hashish in un parco della città.

Grazie alla presenza dell’unità cinofila, è stato possibile effettuare un’approfondita perquisizione nella camera della parrocchia dove abitava il ventunenne proveniente dal Biafra dove è stato trovato un bilancino per pesare le dosi di droga e un oggetto per tritarla. Vista la flagranza cui è stato colto, il simpatico spacciatore è stato arrestato immediatamente e il suo compagno di stanza verrà ascoltato come possibile testimone delle attività illecito del suo amico.

Ci vuole una bella faccia tosta per pretendere una durissima applicazione della legge nei confronti di movimenti politici di cui non si apprezzano le idee (sebbene non avverse ad alcuna legge), bollandoli aprioristicamente come rigurgiti di inaccettabile razzismo ma poi, quando uno dei clandestini tanto voluti e definiti “nuove risorse” viene beccato a spacciare, dichiarare che “è un giovane proveniente da una delle regioni più martoriate dell’Africa, il Biafra”. E che “ha una storia di grandi sofferenze per la perdita prematura dei suo genitori e della sorella e per le gravi violenze subite in Libia. Accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”.

Ebbene, questa faccia tosta don Biancalani ce l’ha. E lui non ritiene normale porsi interrogativi riguardanti l’accoglienza indiscriminata di personaggi di cui non sai niente, di cui niente saprai poiché è il loro status di clandestini che ti impedisce di conoscere seriamente la loro storia e la loro identità. Saremmo degli idioti tutti noi che negli ultimi anni abbiamo provato a dire sottovoce, argomentando punto per punto, che con questa modalità di accoglienza non si faceva altro che alimentare caos, e nel caos inevitabilmente cresce la criminalità e la violenza. 

Anzi, il don più famoso d’Italia, questo filantropo de’ noantri, ci definirebbe semplicemente razzisti. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati cari a Massimo Biancalani, non è affatto normale che le istituzioni di un Paese accettino di accogliere indiscriminatamente stranieri provenienti da zone del mondo ad alto tasso di criminalità, elargendo diritti a pieni mani senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, parificando questi nuovi arrivati con coloro che quel Paese hanno contribuito a tirar sù contribuendo ogni giorno al suo mantenimento, promuovendo una sostituzione etnica provata dalla volontà di combattere la denatalità con l’importazione di stranieri, con una ossessiva propaganda per la concessione della cittadinanza facile, ed etichettando tutto ciò come “atto di civiltà”. 

Al netto di come andranno le indagini, e dell’eventuale futuro coinvolgimento di altri immigrati amici dell’arrestato, dobbiamo prendere atto del fatto che don Biancalani, e con lui una pletora di benpensanti in pantofole, è tecnicamente avverso all’Italia e alla cultura italiana per come la conosciamo tutti noi, intrisa di liberalismo, di occidentalismo, di cristianità che si è affermata tramite vere e proprio battaglie combattute contro l’invasore islamico che ha sempre guardato verso di noi come un piatto succulento da sbafarsi. 

Lo disse la sinistra Debora Serracchiani che il reato commesso da un immigrati moralmente più inaccettabile di quello commesso da un italiano perché si tratta, oltretutto, del tradimento di un tacito accordo avvenuto tra l’accolto e il Paese accogliente. Meditiamo su questo concetto, così da saper conferire la giusta gravità a questo gravissimo evento che dovrebbe anche farci aprire gli occhi sulle reali intenzioni di questi ingrati ospiti. Trentacinque euro al giorno investiti per il suo mantenimento a quanto pare erano insufficienti e dunque meritavamo lo spaccio di veleno.


I sentimenti di patriottismo e nazionalismo non sono un crimine, anzi. Affranchiamoci da questa orrenda dittatura del politicamente corretto e urliamo ai don Biancalani presenti in questo Paese che l’Italia è nostra. È degli italiani.

linealibera.info, 17 novembre 2017
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La coscienza collettiva è annichilita: ecco qual è il nostro vero problema.

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Lo Stato Islamico ha rivendicato l'attentato terroristico islamico perpetrato a Parigi ieri sera, attorno le 21, da Abu Yusuf al Beljiki detto il belga, arrivato in Francia in treno. I candidati Fillon e Le Pen hanno annullato i propri impegni elettorali, perché non scordiamoci che tra poche ore in Francia si vota.

All'indomani dell'ennesimo attacco terroristico islamico, delle due l'una: possiamo continuare a chiamare "cane sciolto", "pazzo criminale" il terrorista islamico che miete vittime nelle nostre città, fingendo che tale voglia di uccidere provenga da non si sa bene dove o cosa, oppure possiamo finalmente chiamare le persone col loro nome, individuando con fermezza l'origine del problema, di tale violenza inaudita. 
E' indubbio il fatto che in tutto il mondo sia l'Islam l'unica ideologia (in questo caso di matrice religiosa) che crea continuamente problemi di convivenza con altre etnie, con altri popoli che non la condividono, sfociando nelle violenze e nei massacri. E' altrettanto indubbio il fatto che solo con l'Islam noi tutti ci precludiamo l'uso della logica e della ragione, balbettando continuamente scemenze sullo schiavismo, sulle colpe dell'Occidente e sulle problematiche sociali nelle periferie delle nostre città. Ci imponiamo, di fatto, di affrontare la questione con gli occhi bendati.
Ciò è dovuto al fatto che la coscienza collettiva, la coscienza di tutti noi ha accettato di farsi annichilire da chi, con prepotenza, ci ha imposto di pensare che l'Islam sia assolutamente compatibile col nostro sistema valoriale e legislativo, e dunque non c'entri alcunché con l'Isis e coi vari attentati che insanguinano i nostri paesi.

La questione principale, dunque, non riguarda il terrorista che col sorriso sulle labbra si fa esplodere, o la bandiera nera dello Stato Islamico che svetta in Siria e Iraq. No, la questione principale riguarda la nostra coscienza, il nostro spirito di sopravvivenza, la nostra voglia di vivere e non di sopravvivere e, soprattutto, il nostro orgoglio.
La prima arma per difendersi dai terroristi tagliagole e dai taglialingue, è riscattare noi stessi, imporci l'uso della logica e della ragione, svegliarci da questa anestesia dell'anima che dura da troppi anni, la quale ci ha portati a non essere più noi stessi in casa nostra. L'esempio lampante ci viene fornito dal solito figlio di Allah che pretende ed ottiene l'abolizione del presepe natalizio nella scuola frequentata da suo figlio. Ebbene non v'è una sola ragione per cui le autorità scolastiche dovrebbero ottemperare a tale richiesta, eppure si è perso il numero di casi simili che si sono conclusi con l'accettazione di tale pretesa. Al netto dell'essere credente o no, cristiano o ateo, tale presepe non nuoce a nessuno ed è presente nelle nostre scuole dalla notte dei tempi, dunque per quale motivo ci pieghiamo alle richieste assurde di chi, venendo da fuori, pretende di imporre sé stesso su di noi? E per quale motivo solo i figli di Allah, e non ad esempio i buddisti, vedono in un presepe o un crocifisso un nemico da eliminare?

La risposta è semplice quanto terrificante: noi non sappiamo più chi siamo e per cosa viviamo. L'islamico, o peggio ancora l'islamista, invece sì. Egli si fa forte di un'identità robusta, dovuta ad un'ideologia entrante, opprimente, che controlla comportamenti e fasi della vita del credente, e quindi lo rende, a suo modo, disciplinato. L'europeo medio è esattamente nella situazione contraria, e prova ne è il numero ormai massiccio di persone cristiane o atee che si sono convertite all'Islam, intravedendo in quest'ultimo un faro di idee, di senso da dare alla propria vita.

La questione principale è questa perché uno Stato Islamico che sorge a cavallo tra la Siria e l'Iraq lo si distrugge in poco tempo, poiché è ovvio che sul piano militare non reggano il confronto. Ma sul piano intellettivo, della coscienza, dell'amor proprio, pare la situazione si ribalti. Essi sono già in casa nostra, ci uccidono nelle nostre città e impongono l'eliminazione del crocifisso nelle nostre scuole. Migliaia sono gli islamisti attenzionati dalle forze dell'ordine che hanno espresso il desiderio di uccidere, e proprio loro si fanno forti dell'avanzata del così detto Islam moderato taglialingue che ci annichilisce ed impone le sue pretese senza avvertire alcuna resistenza.

Il quartiere di Molenbeek a Bruxelles non è uno Stato Islamico in miniatura? I tribunali islamici in Inghilterra, che operano osservando la sharia, non sono il potere giudiziario di uno Stato Islamico? E il figlio di Allah che odia il crocifisso nella scuola può esser ancora considerato un pio immigrato voglioso di integrarsi? La verità, purtroppo, è che stiamo riuscendo a combattere e annientare solo la parte più evidente del problema, quella che si annienta con le bombe. La parte più insidiosa, che si propaga come un cancro, ce l'abbiamo dentro e riguarda la coscienza di tutti noi, e sembra che quasi nessuno sia in grado di scuotersi di dosso la polvere dovuta ad anni di sonno e di anestesia delle coscienze.

La bandiera nera dello Stato Islamico sventola, prima di tutto, nei nostri cuori e nella nostra mente.


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Questa immigrazione va fermata!

, by Yoga

La transumanza di clandestini che dall'Africa e dal Medio Oriente approdano sulle nostre coste ha assunto definitivamente connotati biblici, e non solo per le cifre di cui stiamo parlando.
Vivo a Pistoia, una città toscana che ospita, come tutte le altre, migranti clandestini in attesa che gli venga riconosciuto o no lo status di profugo o di rifugiato politico. Sulle piccole comunità montane che mi circondano, alcuni alberghi sono stati nella sostanza sequestrati dallo Stato e adibiti all'accoglienza di questi individui. Nell'ultimo mese, in due di questi luoghi (Abetone e Sammommè) abbiamo assistito alle oscene rivolte dei clandestini accolti i quali si lamentavano per la scarsa qualità del cibo, per l'assenza di wi-fi nella struttura che li ospita e perché non era ancora stata concessa loro la residenza italiana. Nel caso delle proteste avvenute all'Abetone, addirittura i baldi giovanotti si sono permessi di bloccare una strada, creando disagio con file di macchine in attesa che gli passassero le ruzze, come usa dire qua in Toscana.

Ma nelle condizioni in cui versa ancora oggi l'Italia, è possibile dover assistere ad uno scempio di questi tipo? E per scempio intendo sia l'iniziale accoglienza a spese del contribuente di persone che non hanno il diritto di rimanere qui, in quanto clandestine, sia le loro successive lamentele, quel frignacciume tipico del bambino viziato. Ma in questo caso non possiamo certo parlare di bambini, piuttosto di uomini ormai adulti che coscientemente ritengono di poter spadroneggiare in casa nostra avanzando pretese totalmente fuori da ogni logica. Ripeto, lo scandalo sta nel fatto che mentre questi gruppi di clandestini protestano perché "costretti" a mangiare troppo spesso riso e pollo, quattro milioni e mezzo di italiani sono definitivamente poveri, otto milioni pur non rientrando in questa categoria non se la passano affatto bene, la percentuale dei disoccupati rimane altissima e una miriade di pensionati percepisce una pensione che oscilla tra i 500 e i 700 euro.

I progressisti, i terzomondisti propongono addirittura di concedere ai clandestini in Italia un posto di lavoro non retribuito, ovvero su base volontaria. Riaguardo tale scemenza, i problemi che la rendono appunto tale sono circa tre. Innanzitutto il volontariato non può essere imposto, dunque ogni migrante che avesse voglia di rifiutare, potrebbe farlo senza alcun problema. Ed è già accaduto. In secondo luogo, tentando di rendere più appetibile tale proposta, è impossibile ad oggi proporre una qualsiasi sorta di retribuzione per un lavoro di questo genere. Ci sarebbe bisogno di leggi speciali che regolamentassero tale tipologia di contratto di lavoro, ma questo governo si limita ad accogliere e mantenere gli ospiti non graditi. Per ultimo, ma non per importanza, un dubbio legittimo: ma se esiste la possibilità di creare posti di lavoro e di retribuirli, perché ciò non viene proposto alla gran massa di italiani disoccupati? 

E' evidente a chiunque non abbia orecchie e occhi foderati di prosciutto che l'organizzazione dell'immigrazione è, ad oggi, insufficiente e ingiusta. Sì, ingiusta, poiché per ognuno di questi ragazzotti che si lamentano della dieta mediterranea che gli viene proposta, ci sono migliaia di italiani che per mettere insieme il pranzo con la cena rovistano nella spazzatura.
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