"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Salvini si è meritato l'agguato di Bologna. Sai che novità.

, by Lorenzo Zuppini

C'è una novità scottante, qualcosa su cui proprio non si può passar sopra, bisogna parlarne: Salvini si è meritato l'agguato che i ragazzotti dei centri sociali gli hanno teso a Bologna. Si è meritato quell'agguato e le sassate sulla macchina come Berlusconi si meritò la statuetta del Duomo di Milano nel viso, perché alla fin fine tutti lo sappiamo, tutti siamo coscienti che da quella parte non ce n'è uno che possa salvarsi, che quelli di destra qualche mazzata è normale che se la prendano perché appunto se la carcano, sono loro che aizzano la folla.
Berlusconi stava passando per Piazza del Duomo, stava andando verso la propria macchina, aveva i suoi sostenitori ad acclamarlo, come si può pensare che un comportamento di questo genere passi in cavalleria? Come si può pretendere che qualcuno non se la prenda a male per tutto ciò e tenti di ammazzare quel "fascista", quel "razzista", "quel maiale" eccetera eccetera? Insomma a tutto c'è un limite.
Salvini, invece, stava visitando un campo rom, perché quell'obrobrio di partito chiamato Lega Nord vorrebbe farli smantellare. Ma siamo pazzi? Smantellare delle baraccopoli dove regna l'illegalità, l'anarchia, dove non puoi metter piede perché quella ormai è casa loro, è roba loro, ma per quale motivo dovremmo regolamentare tutto questo? Perché lo Stato italiano dovrebbe imporsi su di loro come fa con migliaia di onesti cittadini italiani che vengono rovinati da Equitalia o sfrattati dalle loro abitazioni? Salvini è uno xenofobo, è un razzista, è un fascista, e questa gente non deve poter parlare, anzi, deve morire. Perché l'agguato teso da quei giovani maramaldi non scordiamoci che rientra nella famosa libertà di manifestazione, nella famosa libertà di pensiero. E se poi nel frattempo vengono commessi svariati reati pace, amen, la libertà non si tocca, anche se il prezzo da pagare è la libertà di qualcun'altro, o magari la vita di qualcun'altro.
Quando la popolarità di un leader di destra aumenta la sinistra lo combatte con le mazze e coi sassi. E se uno degli aggressori viene investito da chi tenta di sottrarsi al linciaggio è ovvio che le parti si invertano, e che addirittura l'aggressore diventi vittima.
Ma secondo voi i benpensanti di sinistra o pentastellati possono dir due parole di sincera solidarietà ad un rozzo come Salvini? Ad uno che non ha l'abito da sartoria e non sfoggia un linguaggio forbito? Uno come Beppre Grillo che al ristorante fa indigestione di tartufo bianco potrà mai spendere due parole per un campagnolo come Salvini? Eppure la barba ce l'hanno lunga entrambi, ma forse quella che leader leghista è troppo incolta, boh, chissà. Voglio dire che personaggi colti e spocchiosi che danno al giovane Renzi mille euro a testa solo per farlo sognare ad occhi aperti non possono certo perdere trenta secondi della loro giornata per denunciare una simile quisquilia. I rinomati moralisti di Repubblica possono, secondo voi, schierarsi dalla parte di quello zotico di Matteo Salvini? Giammai, loro tifano per l'altro Matteo, quello che in un anno è passato dall'orologio di plastica da cinque euro al Patek Philippe da quindici mila.
E' questione di classi sociali, di schieramento, di idee espresse democraticamente ma che poi possono rivelarsi capi d'imputazione, tutto qui.
O forse, più semplicemente, è solo questione di stupidità e faziosità.

Un forte abbraccio al miglior Matteo che oggi l'Italia ha.

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