"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Meglio lo Stato che ha trattato con la mafia dello Stato che sta indagando.

, by Lorenzo Zuppini

All'interno della Sala del Bronzino è stato interrogato Giorgio Napolitano, ovviamente riguardo la famosa quanto inesistente trattativa tra Stato e Cosa nostra all'epoca dello stragismo, inizio anni '90.
Quella stanza elegantemente ornata, forse un po' pacchiana, è stata utilizzata come succursale del carcere di Palermo, l'Ucciardone, e lì una quarantina di soggetti hanno posto domande al Presidente della Repubblica.
Pare che quando Napolitano si è presentato nella dorata stanza tutti si siano messi sugli attenti tranne i pm, ma la scaramucce tra la Procura palermitana e Napolitano sono ben note ed hanno raggiunto il loro culmine con la sentenza della Consulta che ordinava la distruzione delle intercettazioni tra lo stesso Napolitano e Mancino, conversazione durante la quale pare che Re Giorgio abbia espresso giudizi piuttosto duri sulla Procura di Palermo.
Il pm rampante più famoso di tutta questa storia è ovviamente Antonio Ingroia, che all'epoca del verdetto della Cassazione tuonò affermando che erano prevalsi gli interessi politici su quelli del diritto, ma la sua idea di diritto e di giustizia è opinabile, dato che a parer suo è normale che un magistrato ogni tanto faccia un salto nel mondo della politica per poi tornarsene nei tribunali indossando la toga.
Alcuni dicono che con questo interrogatorio/intervista la Procura abbia segnato il pareggio e messo la palla al centro, ma io ci credo poco. Ritengo più probabile che ogni loro presunto gol segnato sia fasullo, non valido, insomma da annullare, perché è la partita stessa una truffa bella e buona. Per carità, ogni pm deve indagare se venuto a conoscenza di un reato, è il loro mestiere, ma il confine tra rispetto dei propri obblighi e fanatismo è sottile. Insomma, siamo difronte ad un'inchiesta che si scontra con la storia, coi fatti di quegli anni, con la vittoria della giustizia sulla mafia, vittoria strategica che ha visto coinvolti molti rappresentati di questo Stato astratto di cui si parla, dal Ministo dell'Interno ai Carabinieri, insomma centinaia di persone che secondo la Procura avrebbero trattato a tavolino coi delinquenti che stavano tentando di arrestare. Il fanatismo riguarda questo aspetto della questione, ovvero arrivare ad ipotizzare tutto ciò, inventarsi di sana pianta una sorta di combutta tra il bene ed il male. Guarda caso è il Fatto Quotidiano a dare spago alle tesi dei pm di Palermo, giornale che un giorno sì e l'altro pure ipotizza una congiura della sinistra con la destra ai danni del Movimento 5 stelle e degli italiani tutti. Insomma, un giornale che mi pare campi sul complottismo, sull'ipotizzare ogni volta che può un accordo segreto, come quando Renzi incontrò per la prima volta Berlusconi al Nazareno. Apriti cielo perché non avevano usato lo streaming per mostrare al popolo sovrano e incazzato il contenuto del loro accordo. Chissà, avranno progettato la totale e definitiva distruzione della nostra cara Italia? Antonio Ingroia è un tipo che va a nozze con queste cose, infatti è va anche molto d'accordo col boss del Fatto, Marco Travaglio.
Io non voglio risultare per forza ed ogni volta avverso alle tesi delle Procure, ma santo cielo che almeno ci facessero sapere di quale reato stanno parlando, che almeno ci dicessero come l'Italia è stata danneggiata da questa presunta trattativa, insomma di quali colpe di sono macchiati questi loro imputati. Invece niente, si continua a parlare di complotti tra Stato e criminali incalliti, si continua ad entrare in uno dei Palazzi del Potere infamando chi vi risiede, si continua ad interpretare arbitrariamente la giustizia ed il modo di farla rispettare.
Eppoi ci si lamenta se il popolo vota Grillo.

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