"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Abbattere il Cav: missione fallita.

, by Lorenzo Zuppini

Nello scorso post parlavo di verità collettivamente conosciute ma da pochi condivise. Ho parlato di Renzi, dei suoi fallimenti ma anche della sua volontà di scardinare i tabù della sinistra. Ho parlato di come sia facile deviare l'attenzione degli italiani, così da scervellarsi per quella boiata chiamata trattativa Stato-mafia anziché porsi due domande sulla caduta dell'ultimo governo realmente legittimato dal voto popolare. Ho perfino accennato all'incoerenza di Pisapia per quanto riguarda lo stato di molti immigrati a Milano, e di quel che ho visto alla stazione di Milano Centrale una settimana fa.
A tutto questo devo aggiungere un punto che può sembrare di scarsa importanza ma invece secondo me lo è eccome, e che mi dà pure un gran piacere: Santoro e il suo Servizio Pubblico sono alle pezze. Sono passati dalle stelle alle stalle, da ascolti record ad ascolti da programma provinciale in terza serata.
Ma ve lo ricordate Santoro contro Berlusconi, in quel famoso ed unico giovedì sera in cui la lancia del Cavaliere disarcionò dal cavallo Santoro e menò duramente anche il suo accompagnatore Travaglio. Si parla di un po' di tempo fa ma non di secoli.
Il Santoro che Giuliano Ferrara chiamava Conduttore Unico delle Coscienze per i suoi abominevoli spettacoli di gossip basati sul voyeurismo più sfacciato e portato su scala mondiale, ve lo ricordate questo Michele Santoro? Massì dai, quel Santoro che urlò a Brunetta durante una puntata "lasciate libera la Rai", manco fosse il paladino della libertà d'espressione, un Giovannino Guareschi de' noantri.
Quel Santoro che durante una puntata di Annozero litigò furiosamente con Mauro Masi, allora direttore generale della Rai. Quando Masi chiamò durante la trasmissione per avvisare Santoro che stava violando norme d'autoregolamentazione Rai e pure la Costituzione per quanto riguarda il trattamento d'atti giudiziari di un processo in corso, quel Santoro di cui parlo si imbestialì ed accusò il proprio direttore di limitare la sua libertà d'espressione.
Il Santoro che divenne paonazzo nel viso quando il Cavaliere lo sorprese con la lettera a Travaglio, e trovandosi al perso lo interruppe paragonando le dieci condanne di risarcimento per diffamazione di Travaglio con la grottesca condanna al carcere che subì Sallusti per non aver impedito la pubblicazione di un articolo critico verso un giudice.
Questo viscido Santoro è praticamente scomparso, è sparito nell'oblio dell'antiberlusconismo, è divenuto il niente assoluto con l'uscita dal Senato del Cavaliere, e questo lo avevano previsto in moltissimi, pure il sottoscritto.
Del declino di Santoro mi accorsi mesi or sono, quando invitò a Servizio Pubblico una tizia che accusava la sig.ina Pascale d'esser stata lesbica, come se da uno come Santoro ti aspettassi un'accusa per omosessualità. Durante quella puntata un indignato Cacciari sbottò dicendo che "non è possibile continuare così" e il pubblico fedele di Santoro applaudì alle proteste. Quei secondi di rivolta in diretta mi fecero apparir chiaro il futuro del Cond. Unico delle Cosc. e lo share di Servizio Pubblico di giovedì scorso parla chiaro: 5,16% contro il 6,88% di Virus condotto da Nicola Porro.
La conclusione può essere una sola, Michele Santoro è stato per vent'anni dipendente dell'uomo che ha combattuto e tentato di distruggere, e il mondo che il Cav rappresenta tutt'ora gli si sta rivoltando contro.
Missione fallita.

0 commenti:

Posta un commento