"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Un saluto ai mondiali e ai veri giocatori di calcio.

, by Lorenzo Zuppini

Sono finiti i mondiali per l'Italia.
Sono finiti i mondiali per gli italiani.
Quel periodo in cui si mettono via le maglie di colori diversi per tirarne fuori una completamente azzurra, perché quella maglia vuol dire fratellanza, nazionalismo ed amor patrio.
Quella maglia ci ricorda i mondiali del 1982 e quelli del 2006.

Quella maglia azzurra ci fa sentire tutti più vicini, andando in barba alle continue divisioni a cui siamo soggetti, da quelle di stampo politico, a quelle riguardanti il campionato interno.
Durante l'anno si insultano i giocatori avversari, ma quando li vedi tra gli undici in campo, tutti con quella maglia azzurra, li incoraggi e quasi vorresti scusarti per le parolacce di qualche mese prima.

Io tifo Inter e la squadra della mia città, ma quando la nazionale italiana entra in campo e viene suonato l'inno di Mameli, in questa circostanza riesco a pensare solo al fatto d'essere italiano, e che lo sono pure tutti coloro che ho accanto.
Fratelli, non di sangue, ma di origini.

E' per questo che se la nazionale fallisce e i suoi giocatori, i nostri fratelli, non prendono quell'impegno con la dovuta serietà, ecco che mi ribolle il sangue molto di più di quando accade in serie A.

Quando un giocatore viene convocato in nazionale smette d'essere un mercenario e diventa un atleta che dovrà combattere prima di tutto per la bandiera, il simbolo del proprio paese, delle proprie origini.
In questo caso non sono concesse distrazioni o uscite poco felici, nervosismi o egoismi. Ed ecco perché stasera il mio più grande rammarico non riguarda il non poter andare avanti nel torneo, piuttosto il fatto che alcune persone in quel rettangolo verde non provavano quei sentimenti di cui ho parlato poco fa.

Ricordo Pereira quando giocava nell'Inter, poco tempo fa per altro. Un giocatore d' una scarsità unica. Quando la società se ne disfece tutti noi tirammo un sospiro di sollievo.
Vedere questo stesso giocatore qualche sera fa contro la Spagna prendere una testata, uscire in barella e forzare lo staff medico per poter rientrare in campo fa capire cosa DEVE significare indossare la maglia del proprio paese.

Non tutti gli italiani della nazionale avrebbero fatto la stessa cosa.
Noi siamo tra le squadre più forti al mondo, ma sta passando la fame, la grinta e tutto quello che ti porterebbe ad infischiartene della tua salute pur di indossare quella maglia azzurra.
Non generalizzo e non voglio fare retorica, ma la "vecchia guardia" della nostra nazionale era caratterizzata da rabbia e grinta, mentre molti dei nuovi promettenti sono indolenti e poco vogliosi.
Il problema è che questi ultimi non hanno ancora vinto niente, mentre coloro che ancora ringhiano durante la partita si sono già tolti delle soddisfazioni, e infatti tutto questo non torna.
 

Balotelli, che certo non è l'unico responsabile, si è beccato due stupide ammonizioni durante due partite difficili.
Suàrez sta facendo un mondiale da protagonista dopo essersi operato al menisco un mese fa.

Ecco la fame, la rabbia e la grinta di cui sto parlando.
Ecco le differenze tra noi e tutti gli altri.

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